twitter facebook

Piero Bianucci

 

 

 

 

Piero Bianucci
Diario
Piero Bianucci - Chi sono

Il tuo sorriso dolcissimo, buono, fiducioso, grato. E gli occhi appannati fissi verso l'alto. 

Il tuo sorriso dolcissimo, buono, fiducioso, grato. E gli occhi appannati fissi verso l'alto. 

Ora che Umberto Eco è sepolto, tutti hanno parlato e scritto e si attenuano i clangori funerari, voglio ricordare, tra tanti incontri, i due ....

Ora che Umberto Eco è sepolto, tutti hanno parlato e scritto e si attenuano i clangori funerari, voglio ricordare, tra tanti incontri, i due che furono propiziati da anniversari della scomparsa di Luigi Pareyson, il filosofo a cui Eco deve moltissimo, in particolare per la teoria estetica contenuta nel saggio "Teoria della formatività".

La prima volta, un ammiratore si avvicinò a Eco per chiedergli un autografo su un suo libro. Eco fu brusco: "Siamo qui per onorare un altro maestro", e si girò dall'altra parte. Lo ammirai. Non era sempre narcisista come sembrava.

Il secondo episodio risale a quando, parecchi anni dopo, a Torino Umberto Eco tornò ancora a ricordare Luigi Pareyson e commentò un passo di poche righe tratto dalla "Teoria della formatività". Si trattava di un capoverso dedicato alla "zeppa", cioè a quel riempitivo che ogni tanto un artista si trova costretto a inserire nella propria opera quando scarseggia l'ispirazione. Come sempre Eco fu incredibilmente funambolico. Dimostrò che spesso le zeppe sono la parte migliore e più importante di un'opera d'arte. In un crescendo più che rossiniano, alla fine giunse a sostenere che persino la Divina Commedia altro non è che un grande collage di zeppe.

Al di là della retorica commemorativa, Eco è stato prima di tutto un grande erudito, nel senso buono e meno buono della parola. E poi è stato un opinionista e un giornalista. E poi un grande divulgatore della semiologia. Poco è stato filosofo e meno ancora romanziere se non nel senso parodistico. Un metaromanziere, sorretto dall'erudizione, non dall'ispirazione. Il che non vuole dire che non ci mancherà, e molto.

Per me rimarranno cari soprattutto il primo e il secondo "Diario minimo" e le sue lezioni sui fumetti, che seguii negli Anni 60 a Palazzo Campana quando era libero docente di estetica. Lezioni libere in ogni senso: non davano luogo a esami, lui le faceva per divertirsi e noi le ascoltavamo per lo stesso motivo.

 

Vado a pagare l'iscrizione all'Ordine dei Giornalisti e vedo, inquadrata e appesa al muro accanto all'ingresso, una foto di Giorgio Gaber ....

Vado a pagare l'iscrizione all'Ordine dei Giornalisti e vedo, inquadrata e appesa al muro accanto all'ingresso, una foto di Giorgio Gaber al Teatro Alfieri scattata da Solavaggione. La data è 25 febbraio 1971. Ho così potuto ricostruire il giorno esatto quando con Claudio Vicentini, dopo lo spettacolo, andai a fargli una lunga intervista. Erano tempi in cui l'Umberto Eco di Diario Minimo, Opera aperta e Apocalittici e integrati stava diventando popolare, e Claudio ed io, come Eco eravamo stati discepoli di Luigi Pareyson. L'intervista doveva entrare in un libro sulla musica leggera che all'epoca avevamo intenzione di scrivere, appunto sulla scia di Eco. Gaber stava facendo una indimenticabile tournée con Mina, che si era appena sposata con il giornalista Virgilio Crocco, destinato a morire  poco dopo travolto da un'auto su una strada degli Stati Uniti. Parlammo fino alle tre di notte e Gaber disse, ovviamente, cose di grande intelligenza. Chissà dove è finito quel nastro.Una battuta che ricordo, la prima cosa che disse: "Parliamoci chiaro. La gente viene per Mina. Ma poi si accorge che anche io funziono.". In quella tournée Mina indossava una minigonna pubica su calze nere. Gambe chilometriche e perfette.

 

 

Ieri la notizia della scomparsa, a novant'anni, di Vincenzo Gamna, bravo regista che lavorò alla Rai anche con Mario Soldati. Ricordo la ....

Ieri la notizia della scomparsa, a novant'anni, di Vincenzo Gamna, bravo regista che lavorò alla Rai anche con Mario Soldati. Ricordo la cura estetica che mise in un mio programma sul Natale (anni 80) per Rai3 Regione. Tra gli amici che intervistai c'erano Luigi Bàccolo, Nuto Revelli, Davide Lajolo, Gianpiero Bona, don Ciotti. Vincenzo girò una memorabile scena con i Re Magi che arrivavano in barca dal Po di Racconigi, la sua amatissima cittdina di origine.

Di oggi l'annuncio che a 73 anni se n'è andato Nanni Salio, fisico dell'Università di Torino, molto attento alla didattica e alla divulgazione, una vita dedicata al pacifismo e alla convivenza tra i popoli. Fu tra i primi collaboratori di "Tuttoscienze". E qui torniamo al 1982-85...

Questa è una prova per vedere se c'è un problema di memoria. Secondo test.

Questa è una prova per vedere se c'è un problema di memoria. Secondo test.

Continua la sparizione di appunti. Vent'anni fa scrissi un racconto in cui l'hard disk di un computer veniva colpito dalla malattia di Alzheimer. ....

Continua la sparizione di appunti. Vent'anni fa scrissi un racconto in cui l'hard disk di un computer veniva colpito dalla malattia di Alzheimer. Ecco. ora è così. C'è in questa vicenda una forte identificazione tra memoria sul silicio e memoria biologica. La mia. Avevo scritto questi appunti per conservare ricordi che nella mente svaniscono. Andandosene da questo sito è come se se ne andassero dalla mia vita. In piccolo, provo lo smarrimento di chi avverte in sé il progredire della neurodegenerazione.

Ho appena scoperto che molte puntate del mio diario sono state cancellate, in particolare quelle che prendevano le distanze dalle tesi della Lega e ....

Ho appena scoperto che molte puntate del mio diario sono state cancellate, in particolare quelle che prendevano le distanze dalle tesi della Lega e dalle sconcertanti grossolanità di Salvini.

Ho aperto il sito questa sera per ricordare Gianni Rondolino, storico del cinema e amico. Volevo ricordare quando gli chiesi di scrivere per "La Gazzetta del Popolo", e poi di quando lo riitrovai a "La Stampa", della sua grande invenzione, il Torino Film Festival, dell'amarezza che provò quando senza motivo valido ne fu allontanato. Lo farò dopo aver denunciato e chiarito questa intrusione.

 

Ignazio Marino, un chirurgo di fama internazionale che ha salvato migliaia di vite, colto, onesto, coerente, schiena dritta. Un corpo estraneo tra i ....

Ignazio Marino, un chirurgo di fama internazionale che ha salvato migliaia di vite, colto, onesto, coerente, schiena dritta. Un corpo estraneo tra i politici italiani di ogni colore. Un sindaco come Roma, città del cinismo, dei privilegi, delle complicità trasversali e del malaffare, non ha mai avuto. E infatti a Roma nessuno lo vuole più. Dopo avergli teso mille tagliole, sono passati semplicemente all'insulto. Non hanno, del resto, altri argomenti.

Frullatore Salone internazionale del libro. Mentre attendo il mio turno davanti a microfono e telecamera di Primaradio mi sfilano davanti Massimo Valerio ....

Frullatore Salone internazionale del libro. Mentre attendo il mio turno davanti a microfono e telecamera di Primaradio mi sfilano davanti Massimo Valerio Manfredi (storico e autore tv), Raffello Cantone (Autorità anticorruzione), il criminologo Baima Bollone che parla della Sindone, Mario Bertinotti, la r elegante della sinistra radicale. Prima, altra telecamera, altro microfono: qui me la vedo con banalità sull'arte di Michelangelo Pistoletto e dell'architetto Botta, un sedicente filosofo del bosco (convinto che i boschi in Italia li abbiano distrutti, mentre negli ultimi trent'anni sono aumentati del 20 per cento e anche il verde planetario è globalmente in espansione), il natural kitsch di Mauro Corona. Sì, il Salone Internazionale del Libro è anche questo. Ma è anche Piero Angela, Piergiorgio Odifreddi, Massimo Piattelli Palmarini, Umberto Bottazzini, Gabriele Lolli, Elena Accati e Claudio Marazzini. Per fortuna.

Gran bella esperienza far lezione all'Accademia della Crusca. Ho visto un luogo magnifico e ho imparato una cosa simbolicamente straordinaria. L'ultima ....

Gran bella esperienza far lezione all'Accademia della Crusca. Ho visto un luogo magnifico e ho imparato una cosa simbolicamente straordinaria. L'ultima voce della quinta edizione del Vocabolario della Crusca, interrotta nel 1923 all'undicesimo volume, è OZONO. 

Poi, acquistando un libro alla stazione di Firenze Santa Maria Novella, ho imparato un'altra cosa interessante: Marylin Monroe era mancina. La bellezza è una (lieve) asimmetria. Questa si aggiunge al neo cheMarylin aveva sul viso.

Terribile la strage dei fondamentalisti islamci nella redazione del settimana satirico "Charlie Hebdo". 

L'Islam pacifico ....

Terribile la strage dei fondamentalisti islamci nella redazione del settimana satirico "Charlie Hebdo". 

L'Islam pacifico ora è a un bivio: deve dimostrare da quale parte vuole andare.

 Riflessione piccola piccola, che spero non venga fraintesa: l'umorismo può (forse, non sempre) essere universale, la satira no. Proprio perché abbiamo la fortuna di essere figli dell'Illuminismo che ci ha liberati da ogni tentazione fondamentalista, noi occidentali dovremmo ricordarcelo. Non si tratta, per gli autori di satira, di fare dell'autocensura ma di conoscere lo strumento che si usa.Potenza e limiti.

Tutti poi dobbiamo ricordarci che "scontro di civiltà" è un'espressione infelice, sbagliata, contraddittoria. Le civiltà, se sono civiltà, si incontrano, non si scontrano. Che cosa non farebbero i giornalisti per un titolo ad effetto.

Servizi in diretta di France 24 e Rai News 24. Un lavoro ben fatto. Ma all'addetta culturale italiana a Parigi avrei posto una sola domanda: "Mi dà il cellulare di Houellebecq?"

Sarebbe stato interessante sentire a caldo un parere sull'accaduto dalla voce di questo scrittore che ha appena mandato in libreria un romanzo nel quale si fantastica sulla morte dell'Illuminismo e la vittoria finale dell'Islam estremo. Che cosa non si fa per una copia in più.

Invece di scrivere fantageopolitica sulla morte dell'Illuminismo, dovremmo pensare a come porgelo a chi non l'ha avuto.

Buono l'inizio del 2015. Come tutti gli altri anni, l'ho incominciato lavorando.

Come vorrei che continuasse? Così. E che in ....

Buono l'inizio del 2015. Come tutti gli altri anni, l'ho incominciato lavorando.

Come vorrei che continuasse? Così. E che in generale fosse pari all'anno passato. Ormai non si può chiedere che le cose migliorino. Ma se non peggiorano, è un grande regalo del destino.

Incontro casuale ieri con l'ex assessore ed ex pdl Coppola. Due giorni prima Papa Francesco  aveva definitivamente sollevato da ogni incarico ....

Incontro casuale ieri con l'ex assessore ed ex pdl Coppola. Due giorni prima Papa Francesco  aveva definitivamente sollevato da ogni incarico il cardinal Bertone. Mi è tornato in mente l'atto di prepotenza con cui l'ex assessore con l'ex ordinario di astronomia dell'università di Torino requisì il Planetario per passarci in privato una serata con l'ex cardinale camerlengo. Ho pensato a Maria Piera, direttrice del Planetario che sopportò quella eterogenea compagnia dopo avermi avvertito in qualità di presidente del Planetario stesso, mentre io me ne autosollevai, peraltro sapendo che proprio questo l'ex assessore aveva chiesto. Cara Mapi che sei lassù, forse ora sorridi.

Addio a Renzo Rossotti. giornalista, scrittore, filatelico, gentiluomo di inesauribile humour. Con lui se n'è andato anche un po' di ....

Addio a Renzo Rossotti. giornalista, scrittore, filatelico, gentiluomo di inesauribile humour. Con lui se n'è andato anche un po' di mio padre. Renzo l'aveva conosciuto e ad ogni incontro me lo rievocava. L'ultima volta fu un mese fa, davanti al Caffé Platti, dove Rossotti ormai faceva parte dell'arredo urbano. Chi non c'è più vive nei ricordi di chi c'è ancora. Mio padre viveva in un mucchietto di sinapsi di Renzo, e ora quelle sinapsi il ricordo l'hanno lasciato svaporare. Rimane il mio ricordo del ricordo che Renzo aveva di lui, un gioco di specchi che rimanda immagini sempre più vaghe, sempre più elusive. Ciao, Renzo. Un mese fa mi promettesti un pezzo per "le Stelle" sui francobolli di tema astronomico e astronautico. Lo aspetto, mi raccomando!

ALDO FASOLO, LA SCIENZA SORRIDENTE

“A perfect day”, un giorno perfetto. Così Aldo Fasolo definì ....

ALDO FASOLO, LA SCIENZA SORRIDENTE

“A perfect day”, un giorno perfetto. Così Aldo Fasolo definì il convegno che pochi mesi fa gli allievi gli dedicarono per festeggiare i suoi 70 anni e l’inizio di un nuovo, diverso, lavoro nel Dipartimento di Biologia dove per 33 anni aveva insegnato e che per molto tempo aveva diretto. Alludeva, ovviamente, alla canzone di Lou Reed del 1972, anno in cui Aldo faceva i primi passi nella ricerca scientifica e nella carriera accademica. La giornata si concluse su quelle note.

Rischiando di essere irriverente, credo che “a perfect day” sia stato anche il suo ultimo giorno: una conferenza a Trento, città bellissima, con l’amico Bruno Gambarotta su un tema ad entrambi caro (la buona tavola, con relativi risvolti scientifici olfattivo-papillari), una cena nella quale sicuramente si saranno divertiti raccontando aneddoti di microstoria torinese, un grappino, e poi a dormire. Da quel sonno Aldo non si è più svegliato. E’ stato, è e sarà terribile per la carissima Paola e per Davide, e per tutti noi che siamo qui a ricordarlo con il groppo in gola, ma per lui, davvero, “a perfect day”.

Ci mancherai tanto, Aldo. Ci mancherà il tuo sorriso, ci mancheranno la tua saggezza, la tua pazienza, la tua capacità di vedere il buono più che il cattivo, il tuo dono della mediazione intelligente, fatta per il bene comune. Tutte cose che diventavano potenti ed efficaci perché il loro retroterra era una straordinaria cultura scientifica, mai esibita ma sempre presente in ogni parola, un retroterra che faceva germogliare informazioni aggiornatissime, idee creative, contatti con persone preziose, uno humour che era per tutti un rasserenante basso continuo.

Passano nella memoria quasi trent’anni di frequentazioni e amicizia. Articoli per “Tuttoscienze”, progetti fatti per CentroScienza, la mattina in cui andammo nella sede della Compagnia di San Paolo per comunicare all’amico Brugnoli che tu saresti stato il nuovo presidente di questa associazione che ormai tutti i torinesi conoscono per i GiovedìScienza, le Settimane della Scienza”, la Notte del ricercatore, il Premio GiovedìScienza per un Giovane Ricercatore. E poi ancora la tua cultura e creatività al servizio della mostra “Experimenta”, le tue conferenze, gli articoli sull’”Indice dei libri”: l’ultimo, appena uscito nel numero di novembre, per un caso del destino parla della vegetazione delle Dolomiti, montagne che in parte si levano sulla terra che doveva diventare la tua ultima meta.

I giornali hanno ricordato il tuo lavoro scientifico (250 pubblicazioni su riviste internazionali: fondamentali quelle sulle cellule staminali olfattive), il prestigioso “Premio Golgi”, le tue collaborazioni con università europee, la tua attività nell’Accademia nazionale dei Lincei e nell’Accademia delle Scienze di Torino. A me vengono in mente con gratitudine il tuo “Dizionario di Biologia”, dove improvvidamente mi hai fatto scrivere la voce esobiologia e il corso ai dottorandi dell’Università di Torino che mi affidasti con un altro gesto tanto generoso quanto incauto. E devo aggiungere un mio rimorso, ormai irrimediabile come tutti i rimorsi. Come sai, con Marco Galloni, avevamo in programma una tua lunga intervista filmata per la serie che stiamo raccogliendo sui grandi Maestri dell’Università di Torino. Non c’è stato il tempo.

 

Com'è difficile scrivere di una persona amica che è stata preziosa per la tua crescita.

Ho salutato Tullio Regge con un articolo ....

Com'è difficile scrivere di una persona amica che è stata preziosa per la tua crescita.

Ho salutato Tullio Regge con un articolo su "La Stampa" e due articoli su La Stampa online. Ne scrievrò per "le Stelle". Ho provato a dire qualcosa di lui a Radiotre Scienza e ad Ambiente Italia con Beppe Rovera. Qui riporto un vecchio pezzo. Con malinconia e gratitudine.

«La trova comoda?» «Meglio di quella di Fantozzi». Con questo scambio di battute incominciò, quasi trent’anni fa, la mia prima intervista al fisico Tullio Regge. Il riferimento era ad una strana poltrona di plastica che all’epoca Regge teneva in salotto nel suo appartamento sulla collina di Torino. «L’ho disegnata io - spiegò poi -, è ispirata alla ciclide di Dupin, una curva geometricamente piuttosto interessante. Ne avevo fatto un modello in fil di ferro, un’azienda l’ha commercializzata, si chiama Detecma 1.»
Estrarre eleganti forme geometriche o figure più o meno realistiche da equazioni matematiche era ed è rimasto un gioco che lo diverte. Applicate al computer, formule di frattali e di altro tipo hanno permesso a Regge di generare centinaia di disegni, ai quali di solito dà titoli ironici. Uno di questi disegni, tracciato in un periodo in cui polemizzava con il filosofo Gianni Vattimo, ritrae un fiore a quattro petali ed è intitolato «Viola del pensiero debole».
Come spesso capita con le persone geniali, distinguere in Regge gioco e ricerca scientifica è difficile. Negli Anni 70 capitò per qualche giorno in Polonia per un congresso. Con lui c’era un altro fisico illustre, Mario Rasetti. Davanti al loro albergo galleggiava nell’aria un insolito monumento: una specie di mongolfiera con la forma di un enorme pallone da calcio. Regge e Rasetti incominciarono, per scherzo, a esaminarne la simmetria e a individuarne le regole geometriche e matematiche. Il pallone risultò una struttura sferoidale con 60 vertici e 32 facce di cui 12 a forma di pentagono e 20 a forma di esagono. Ne venne fuori una piccola pubblicazione di carattere geometrico-matematico in cui Regge e Rasetti finivano con il domandarsi se una tale forma potesse esistere anche in natura. Passò del tempo. Nel 1985 Harold W. Kroto, dell’Università del Sussex (Gran Bretagna), con un radiotelescopio scoprì una molecola costituita da 60 atomi di carbonio in una nebulosa. Gli atomi erano disposti proprio come nel pallone da calcio ai vertici di 20 esagoni e 12 pentagoni, secondo il modello di Regge e Rasetti. Richard E. Smalley, della Rice Univesity di Houston (Stati Uniti), irradiando la grafite con impulsi di raggi laser, scoprì poi che i suoi vapori si condensavano in una molecola composte da 60 atomi di carbonio. La battezzò «fullerene» ispirandosi al nome dell’architetto americano Buckminster Fuller, ideatore della cupola geodetica, la cui struttura è in tutto simile a quella della molecola. Nel 1996 Harold Kroto ebbe il premio Nobel per la chimica.
Tullio Regge nasce l’undici luglio 1931 a Borgo d’Ale in provincia di Vercelli e si laurea all’Università di Torino nel 1952, alla scuola di Wataghin e Verde. Poco dopo si trasferisce negli Stati Uniti all’Università di Rochester, New York, dove consegue il dottorato specializzandosi nella fisica delle particelle elementari. Negli Stati Uniti incontra John Wheeler, uno dei maggiori fisici teorici del Novecento, e incomincia a interessarsi alla teoria della relatività generale di Einstein: con Wheeler pubblica un lavoro sui buchi neri che troverà una serie di interessanti applicazioni in astrofisica. Relatività e meccanica quantistica diventano i suoi principali campi di interesse, che perfeziona al Max Planck Institut di Monaco, allora diretto da Wherner Heisenberg. Qui con Symanzyk inizia studi che lo porteranno a sviluppare l’idea di particelle fittizie, oggi note come «poli di Regge», una intuizione che avrà poi molte applicazioni nella fisica delle alte energie.
Nel 1961 viene nominato professore ordinario di relatività all’Università di Torino, ma parallelamente insegna alla Princeton University e poi diventa anche membro permanente dell’Institute for Advanced Study di Princeton, quello dove aveva lavorato Einstein fino alla fine dei suoi giorni. In quegli anni Regge opera uno dei primi pionieristici tentativi di dare una interpretazione quantistica della gravità: per realizzare questo obiettivo, sviluppa quello che è ora noto come il «Regge Calculus». A coronamento di queste e altre ricerche, nel 1979 riceve la Medaglia Einstein, uno dei più importanti riconoscimenti che possano andare a un fisico teorico. In quell’anno decide anche di lasciare l’Istituto di Princeton e di tornare stabilmente in Italia, alla facoltà di Fisica, dove aveva conservato la cattedra. Eletto parlamentare europeo nel 1989, al termine del mandato passa al Politecnico di Torino, dove ricopre l’insegnamento di teoria quantistica della materia. Nel 2004, lasciato l’insegnamento per limiti di età è diventato professore emerito. Le sue pubblicazioni non sono numerosissime, ma quasi tutte, con la loro originalità, fissano pietre miliari lungo il cammino della ricerca in fisica teorica.
L’arida enumerazione dei principali lavori scientifici di Regge, pur costituendo un curriculum formidabile, non dice quasi nulla sulla ricchezza e poliedricità del personaggio. Un aspetto importante è, per esempio, il suo atteggiamento verso la divulgazione. Quando Regge nel 1979 ritornò in Italia, nella maggior parte dei casi i professori universitari disprezzavano la divulgazione scientifica, e comunque non la praticavano. Regge incominciò a scrivere sulla «Gazzetta del Popolo» e più tardi su «La Stampa». Le sue conferenze riempivano il Palazzetto dello Sport di Torino. In televisione, su Raitre, partecipò a programmi di astronomia, fisica delle particelle, biologia in decine di puntate: il regista era Bruno Gambarotta. Vennero poi molti libri dedicati alla divulgazione della fisica, dell’astronomia e del problema energetico. Un dialogo con Primo Levi registrato nel 1984 viene tuttora ristampato e trova sempre nuovi lettori: l’interazione tra il fisico e il chimico-scrittore fa scintille. E’ quasi superfluo dire che a un certo punto Regge ha sentito a sua volta il bisogno di scrivere racconti di fantascienza, e l’ha fatto in modo molto originale e ironico, come provano le pagine di «Non abbiate paura».
Della passione artistica si è già accennato. Lui la chiama «bricolarte» perché vi mescola, da bricoleur, tre ingredienti eterogenei: astrazioni matematiche, trattamenti grafici computerizzati e senso dell’umorismo. Quanto all’impegno sociale, Regge, costretto su una carrozzina da una malattia del sistema motorio, è da decenni testimonial dell’Associazione italiana per la ricerca e la prevenzione degli handicap, mentre come organizzatore scientifico ha fondato l’Isi, Istituto per l’interscambio scientifico. Intanto la collezione di premi si è arricchita con la Medaglia Cecil Powell della Società Europea di Fisica e la Medaglia Dirac. Ma se gli domandate qual è il suo impegno più recente, vi risponderà che riguarda una campagna contro i festeggiamenti di Capodanno.

 

 

Ci siamo liberati dalle mutande verdi, dai voti truffaldini e dai maleducati (vedi 25 settembre). Il risultato del voto del 25 maggio non è da ....

Ci siamo liberati dalle mutande verdi, dai voti truffaldini e dai maleducati (vedi 25 settembre). Il risultato del voto del 25 maggio non è da poco.

Un parlamento eletto con una legge anticostituzionale sta cambiando la Costituzione.

Una Costituzione scritta da padri costituenti che uscivano ....

Un parlamento eletto con una legge anticostituzionale sta cambiando la Costituzione.

Una Costituzione scritta da padri costituenti che uscivano dalla lotta per la libertà, scelti dai cittadini tra i cittadini migliori.

Un parlamento di nominati, molti dei quali con conti aperti con la Giustizia, messi lì per riparali sotto lo scudo dell'immunità. Un parlamento di scilipoti, razzi, verdini, ghedini.

E' stato istruttivo, amaro e dolce, venerdì scorso, passare quattro ore con Gustavo Zagrebelsky.

 

Addio a Ferdinando Rossi, uomo intelligente, generoso, allegro. Scienziato che sapeva cos'è la creatività, e quindi lo humour. Ci ....

Addio a Ferdinando Rossi, uomo intelligente, generoso, allegro. Scienziato che sapeva cos'è la creatività, e quindi lo humour. Ci mancherai. Non potrò più dirti grazie. Ma al Salone del Libro 2013 molti ragazzi hanno applaudito la tua lieve, geniale lezione.

Ci sono voluti quattro anni ma da oggi Cota, lega e pdl hanno finito la loro occupazione abusiva della Regione Piemonte. Ma chi risarcirà i danni ....

Ci sono voluti quattro anni ma da oggi Cota, lega e pdl hanno finito la loro occupazione abusiva della Regione Piemonte. Ma chi risarcirà i danni fatti ai cittadini per tutto questo tempo dal governo della lega e dal vero padrone della medesima, il pdl, cioè il cavaliere di Arcore?

Intanto si sente Salvini ringhiare insulti alla Giustizia. Anche lui ha imparato bene dal padrone. Come cittadino mi auguro che la magistratura persegua il reato di vilipendio, non essendo reati l'ignoranza e l'ottusità.

 

Anche queste feste sono andate. Sollievo. Feste si fa per dire. Siamo nel 2014, quello dei 70 dal 1944. Oggi è uscito su La Stampa il primo pezzo ....

Anche queste feste sono andate. Sollievo. Feste si fa per dire. Siamo nel 2014, quello dei 70 dal 1944. Oggi è uscito su La Stampa il primo pezzo di quest'anno. Si fa finta che sia sempre tutto come prima. Ma la notizia è buona: il 2015 sarà l'anno internazionale della luce. Per volontà dell'Unesco.

Tra poco più di un'ora, a Pecetto, l'ultimo saluto a Maria Piera Genta.

Vorrei ricordarla qui con l'aggettivo che lei stessa ....

Tra poco più di un'ora, a Pecetto, l'ultimo saluto a Maria Piera Genta.

Vorrei ricordarla qui con l'aggettivo che lei stessa -molto giustamente- applicava a se stessa: calvinista.

Calvinista nell'attaccamento al lavoro, ai valori civili, alla lealtà, all'onestà, alla trasparenza. Tutte doti che furono preziose per tenere il timone del Planetario di Torino, almeno fino a quando le è stato consentito.

Potrei a mia volta riassumere in un aggettivo e un sostantivo l'esempio che Mapi ci ha dato e ci lascia: quello di una brava cittadina. Ce ne fossero!

Decadenza, non decadenza. Basta.

Decadenza, non decadenza. Basta.

Dal 1° settembre il cardinale Tarcisio Bertone non è più Segretario di Stato del Vaticano e decadrà definitivamente il 15 ottobre.

Papa ....

Dal 1° settembre il cardinale Tarcisio Bertone non è più Segretario di Stato del Vaticano e decadrà definitivamente il 15 ottobre.

Papa Francesco "ha accettato" le sue dimissioni (si usa dire così).

Mi è tornato alla mente un giorno dell'estate 2010, quando il Planetario di Torino, di cui ero presidente, fu letteralmente requisito dall'assessore alla cultura della Regione Piemonte, Michele Coppola (pdl), insieme con il professor Attilio Ferrari (allora cattedratico di astronomia) per ospitarvi il cardinal Bertone, non si sa ancora a quale scopo. Una cosa è certa: che la requisizione fu annunciata al telefono imponendo che io non ne fossi informato (il che ovviamente non è avvenuto, perché il Planetario era gestito da persone con la schiena diritta). Inoltre per quella sera il Planetario doveva essere precluso al pubblico e in funzione esclusivamente per i tre requisitori.

Questo era il cardinal Bertone, questi i suoi amici.

Era il tempo in cui Bertolaso, capo della Protezione Civile, mentre l'Aquila viveva il dramma del terremoto, si riservava ad uso personale esclusivo un Centro Benessere per massaggi e affini. Quando raccontai l'episodio a Tommaso Maccacaro, allora presidente dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Maccacaro commentò l'episodio con una frase che i matematici apprezzeranno: "L'Italia è un frattale". Perfetta diagnosi, ironia anglosassone.

In precedenza un ex del Movimento Sociale / Forza nuova diventato consigliere regionale nel partito di Coppola, aveva presentato una interrogazione nella quale, in una lingua italiana malferma, dopo avermi definito un ex giornalista senza alcuna competenza di astronomia e divulgazione scientifica, richiedeva con urgenza il bilancio del Planetario e tutti i documenti contabili. Purtroppo per il richiedente e i suoi burattinai, risultò che avevo ricevuto il Planetario in passivo e privo di revisori dei conti e che l'avevo subito portato e mantenuto in attivo sotto lo scrupoloso controllo di revisori indipendenti. E in attivo il Planetario è rimasto ancora per un anno dopo la mia dipartita, perché così stabiliva il bilancio di previsione.

La "serata Bertone" è storia riservata. Ma il resto è noto.

Il 20 luglio 2010, richiesto dal Coppola di andare con lui a "battere cassa" alla Fondazione Unicredit e avendo io rifiutato, davanti all'assemblea dei Soci del Planetaro mi sono sentito dire dal Coppola stesso: "Mi avevano detto che lei era una persona intelligente".

E' stato facile rispondere: "Mi avevano detto che lei era una persona educata". E mi sono alzato.

Sempre con l'ironia dei frattali, credo che queste siano dimissioni,  non quelle del cardinal Bertone.

Che papa Francesco riesca a vincere la sua battaglia per liberare il Vaticano da intrighi di palazzo e finanza oscura.

 

CL, il famoso meeting di Rimini. Provate a pensare cosa cambierebbe nella vostra vita se nessuno ne parlasse. Niente, credo. Invece una non-notizia ....

CL, il famoso meeting di Rimini. Provate a pensare cosa cambierebbe nella vostra vita se nessuno ne parlasse. Niente, credo. Invece una non-notizia fatta di non-notizie tiene banco per dieci giorni sui giornali e nelle tv. Mentre il mondo va avanti, in Egitto, Afghanistan, Irak, Siria  e in molti altri posti si muore, i disoccupati aumentano, migliaia di persone ogni ora muoiono di fame, sete e dissenteria e ogni secondo nascono tre bambini. 

Il 30 luglio nella notte è mancato un caro vicino di casa, anzi, di pianerottolo: l'avvocato Aldo Piacenza. Non era un vicino qualsiasi. ....

Il 30 luglio nella notte è mancato un caro vicino di casa, anzi, di pianerottolo: l'avvocato Aldo Piacenza. Non era un vicino qualsiasi. Lo ricordo qui con questi documenti.

LA CATTURA DEL PARTIGIANO PRIMO LEVI  / Piero Bianucci

–articolo pubblicato il 14 ottobre 2001 sul settimanale “il nostro tempo”

 

Devo alla cortesia dell’avvocato Aldo Piacenza, amabile vicino di pianerottolo, un documento e una testimonianza che possono servire a scrivere una piccola nota in margine alla prima pagina di <Se questo è un uomo>.

L’incipit di questo grande libro per certi versi è sorprendente. Primo Levi dedica poche righe alla sua vita di partigiano e all’episodio che darà inizio alla discesa nell’inferno di Auschwitz; frasi sommesse, così preoccupate di evitare ogni enfasi retorica da sembrare reticenti: <Ero stato catturato dalla Milizia fascista il 13 dicembre 1943. Avevo ventiquattro anni, poco senno, nessuna esperienza, e una decisa propensione, favorita dal regime di segregazione a cui da quattro anni le leggi razziali mi avevano ridotto, a vivere in un mio mondo scarsamente reale, popolato da civili fantasmi cartesiani, da sincere amicizie maschili e da amicizie femminili esangui. Coltivavo un moderato e astratto senso di ribellione. Non mi era stato facile scegliere la via della montagna, e contribuire a mettere in piedi quanto, nella opinione mia e di altri amici di me poco più esperti, avrebbe dovuto diventare una banda partigiana affiliata a “Giustizia e Libertà”. Mancavano i contatti, le armi, i quattrini e l’esperienza per procurarseli; mancavano gli uomini capaci, ed eravamo invece sommersi da un diluvio di gente squalificata, in buona e in mala fede, che arrivava lassù dalla pianura in cerca di una organizzazione inesistente, di quadri, di armi, o anche solo di protezione, di un nascondiglio, di un fuoco, di un paio di scarpe.>.

Con queste premesse, la cattura da parte dei fascisti appare a Primo Levi perfettamente logica e quasi meritata: <A quel tempo, non mi era ancora stata insegnata la dottrina che dovevo più tardi rapidamente imparare in Lager, e secondo la quale primo ufficio dell’uomo è perseguire i propri scopi con mezzi idonei, e chi sbaglia paga; per cui non posso che considerare conforme a giustizia il successivo svolgersi dei fatti. Tre centurie della Milizia, partite in piena notte per sorprendere un’altra banda, di noi ben più potente e pericolosa, annidata nella valle contigua, irruppero in una spettrale alba di neve nel nostro rifugio, e mi condussero a valle come persona sospetta.>.

Sul cruciale evento della cattura, Primo Levi non aggiunge altro. Non specifica il luogo, le circostanze, i sentimenti provati. Le pagine seguenti toccano, ancora in modo stranamente sbrigativo, l’interrogatorio, l’ammissione di essere “cittadino italiano di razza ebraica”, il trasferimento al campo di concentramento di Fossoli, vicino a Modena, e di qui, all’alba del 22 febbraio, la partenza in treno verso una meta ignota ai deportati ma il cui tragico significato era ben chiaro a tutti.

Come si erano svolti i fatti della cattura, avvenuta in Valle d’Aosta, tra le montagne sopra Saint Vincent? Il documento fornito dall’avvocato Piacenza ne dà la versione ufficiale fascista.  In data 11 gennaio 1944 il <Capo della Provincia di Aosta> (così dice l’intestazione del foglio), che si firma con il solo cognome, Carnazzi, detta un “Pro memoria per l’Eccellenza Dolfin – Segretario particolare del Duce”. All’operazione si dà ampio rilievo, con ben avvertibili esagerazioni e spreco di maiuscole.

<Secondo gli ordini da me impartiti – scrive il Carnazzi – la notte del 13 dicembre Legionari dell’XI Battaglione Milizia Armata – reduce dalla Grecia - , Legionari della XII Legione “Monte Bianco” e Militi della Centuria Confinaria rispettivamente al Comando del Seniore Da Filippi, Comandante la Legione e del Centurione Ferro, Comandante la Centuria Confinaria di Aosta eseguirono e portarono a termine una azione contro gruppi di ribelli dislocati nella Valle di Brussone.  Gli uomini (complessivamente 297) furono divisi in due colonne. La prima colonna si diresse verso Arcesa; la seconda verso la zona di Amay. Alle ore 8,40 del giorno 13 la prima colonna iniziò l’opera. La frazione Arcesa fu completamente rastrellata ed un’abitazione da cui furono lanciate bombe contro i militi fu presa d’assalto. Il ribelle Carreri Giuseppe fu ucciso e due furino feriti. Un legionario rimase ferito leggermente. Furono catturati quattro prigionieri fra cui un australiano e cinque individui perché presunti favoreggiatori. Bottino: un autocarro – un camioncino – due Fiat 500, viveri, munizioni e indumenti.>.

<La colonna diretta ad Amay attaccò e distrusse il gruppo dei ribelli colà accantonati. Il campo fu incendiato. Nell’azione i ribelli uccisi furono sei; feriti diversi, due di questi precipitarono in un profondo burrone e si ritiene probabile la loro morte. I prigionieri catturati furono 5, tra i quali 3 ebrei. Bottino: 7 moschetti, 2 pistole, munizioni per moschetto e 8 bombe a mano, viveri, oggetti di valore e danaro. Furono fermate cinque persone sospette di favoreggiamento. La banda è stata dispersa. Nelle nostre mani è rimasto il filo conduttore dell’organizzazione sovversiva del Piemonte.>.

E ora la testimonianza dell’avvocato Piacenza. I cinque catturati in zona di Amay (una frazione di Saint Vincent, ma in quota, presso il Colle di Joux che porta a Brusson) sono: Primo Levi; Vanda Maestro, ebrea, morta in campo di concentramento a Buchenvald; Luciana Ninim, rinchiusa nello stesso campo ma sopravvissuta perché medico, ebrea, morta qualche anno fa a Milano; Guido Bachi, ebreo ma non riconosciuto per tale e perciò rimasto in carcere nella Torre dei Balivi di Aosta, trasferitosi nel dopoguerra a Parigi; e lo stesso Aldo Piacenza, il nostro testimone, non ebreo nonostante il cognome che potrebbe farlo supporre.

Pochi giorni prima dell’operazione militare il gruppo di partigiani era stato raggiunto da due giovanotti che manifestarono l’intenzione di unirsi al drappello partigiano. <A modo loro – racconta Piacenza – questi fascisti furono coraggiosi. Peraltro noi non avevamo molte possibilità di appurare se si trattasse di infiltrati. Le formazioni partigiane nascevano, per forza di cose, all’insegna dello spontaneismo e dell’improvvisazione. Presi gli accordi, i due se ne andarono con la promessa di rientrare qualche tempo dopo per combattere al nostro fianco. Capimmo chi erano quando arrivò la Milizia, una sessantina di armati.  I due infiltrati mi conoscevano come “ufficiale” (sottotenente reduce dalla ritirata di Russia) “facente parte di banda armata contro la sicurezza dello Stato” e come tale fui deferito al Tribunale Speciale e carcerato in attesa nella Torre dei Balivi. Qui, mesi dopo, un compagno più esperto mi indusse ad avvalermi fittiziamente della possibilità, per i carcerati, di essere tradotti nei reparti che combattevano gli Alleati sull’Appennino. Durante la traduzione riuscii a recuperare la clandestinità, partecipando alla liberazione di Cuneo. Credo che di Vanda, anche se non viene nominata, rimanga traccia nel primo capitolo di “Se questo è un uomo”, alla fine delle pagine che raccontano il viaggio verso il lager.>.

Ecco quelle righe: <Accanto a me, serrata come me fra corpo e corpo, era stata per tutto il viaggio una donna. Ci conoscevamo da molti anni, e la sventura ci aveva colti insieme, ma poco sapevamo l’uno dell’altra. Ci dicemmo allora, nell’ora della decisione, cose che non si dicono fra i vivi. Ci salutammo, e fu breve; ciascuno salutò nell’altro la vita. Non avevamo più paura.>.

Mirabile eloquenza dell’ellissi, potenza dell’implicito. Varrebbe la pena di rileggere <Se questo è un uomo> ponendo attenzione non solo alle cose che racconta ma anche a quelle che tace.

 

-

 

L’episodio che diede luogo a questo articolo nacque da un casuale scambio di battute avvenuto sul pianerottolo di casa nel quale l’avv. Aldo Piacenza, en passant, a una mia citazione di Primo Levi mi disse scherzosamente qualcosa come: “Ma sa che in qualche modo io sono stato responsabile della sua cattura?”

Davanti alla mia sorpresa mi disse allora di essere stato a capo della banda partigiana di cui faceva parte anche Primo Levi.

Ovviamente la cosa mi interessò moltissimo e gli chiesi qualche particolare in più. Nel giro di un paio di giorni l’avv. Piacenza mi fornì il materiale che poi usai per scrivere l’articolo pubblicato su “il nostro tempo”. Questi i fatti e i dati precisi:

 

4 settembre 2001:

l’avv. Aldo Piacenza mi consegna fotocopia del “Pro-memoria per l’Eccellenza Dolfin – Segretario particolare del Duce” firmato “Carnazzi” con  il seguente appunto esplicativo scritto di suo pugno su un post-it:

“I 5 catturati in in zona Amay (frazione di St. Vincent, ma in quota, presso il Colle di Joux adducente a Brusson) sono:

  • Primo Levi
  • Vanda Maestro, morta in campo di concentramento (credo Buchenvald), ebrea
  • Luciana Nissim, rinchiusa nello stesso campo ma sopravvissuta perché medico (La Stampa ne annunciò la morte a Milano 1 o 2 anni fa, ebrea
  • Guido Bachi (ebreo ma non riconosciuto per tale epperciò rimasto in carcere nella Torre dei Balivi di Aosta nel dopoguerra vivente a Parigi
  • Io (non ebreo) deferito al Tribunale Speciale Sicurezza Stato”

 

Prima di pubblicare l’articolo riguardante la cattura di Primo Levi (14 ottobre 2001) su “il nostro tempo” sottoposi il testo all’avv. Piacenza che modificò una frase.

 L’originale, che rifletteva sue dichiarazioni verbali molto informali, diceva: “Nell’interrogatorio che seguì (alla cattura, ndr) per orgoglio giovanile non volli negare le mie intenzioni di partecipare alla lotta partigiana. Fui poi indotto a farlo strumentalmente da un compagno più esperto, e così riuscii a farmi rilasciare sotto la promessa di unirmi alle truppe che combattevano gli Alleati sull’Appennino. Ovviamente non mi videro mai arrivare...” 

La nuova frase, effettivamente da me pubblicata con lievi varianti, scritta di suo pugno in fondo alla copia dell’articolo che gli avevo data in lettura, diceva:

“Come cognito ai 2 infiltrati, ero “ufficiale” (sottotenente, reduce dalla ritirata di Russia) “facente parte di banda armata contro la sicurezza dello Stato” e come tale fui deferito al Tribunale Speciale e carcerato in attesa nella Torre dei Balivi. Ivi, mesi dopo, un compagno più esperto mi indusse ad avvalermi fittiziamente della possibilità per i carcerati di essere tradotti nei reparti che combattevano gli Alleati sull’Appennino. Durante la traduzione riuscii a recuperare la clandestinità, partecipando poi alla liberazione di Cuneo.”

 

Nel settembre 2007, mentre si preparava la pubblicazione di “Tutti i numeri sono uguali a 5” (ed. Springer, a cura di Daniele Gouthier), “L’Espresso” pubblicò un documento trovato negli archivi di Yad Vashem (l’Istituto per la memoria della Shoah) di Gerusalemme. Si tratta di una deposizione di Primo Levi, in cui lo scrittore dà conto delle sue vicende a partire dal 9 settembre 1943 e fino al ritorno a casa, nell’ottobre 1945.  Eccola:

 

Roma 14 Giugno 1960
DEPOSIZIONE DEL DOTT. PRIMO LEVI abitante in Torino - C. Vittorio 67

Il 9 settembre 1943 insieme ad alcuni amici mi rifugiai in Val d'Aosta e precisamente a Brusson, sopra St.Vincent, a 54 km. dal capoluogo della regione. Avevamo costituito un gruppo partigiano nel quale figuravano parecchi ebrei fra i quali ricordo GUIDO BACHI, attualmente a Parigi in qualità di rappresentante della Soc. OLIVETTI, CESARE VITA, LUCIANA NISSIM sposatasi poi con Momigliano e attualmente domiciliata a Milano e autrice del libro: "Donne contro il mostro"; WANDA MAESTRO, deportata e deceduta in un campo di sterminio.

Si aggregò a noi un tale che si faceva chiamare MEOLI e che, essendo una spia non tardò a denunciarci. Ad eccezione di CESARE VITA, che riuscì a fuggire, fummo tutti arrestati il 13 settembre 1943 e trasferiti ad AOSTA nella caserma della Milizia Fascista. Lì trovammo il centurione FERRO, il quale, saputo che eravamo tutti laureati, ci trattò benevolmente; egli fu poi ucciso dai partigiani nel 1945. Debbo confessare che, come partigiani, noi eravamo piuttosto inesperti; non meno inesperti però ci apparvero i militi fascisti che imbastirono una specie di processo. C'era fra loro un italiano dell'Alto Adige che parlava perfettamente il tedesco; un certo CAGNI che aveva già denunciato un'altra banda partigiana e c'era pure il "nostro" MEOLI.

Essi pretendevano da noi i nomi di altri partigiani e sopra tutto quelli dei capi. Per quanto forniti di documenti falsi, dichiarammo subito di esser ebrei, il che ci risultò poi vantaggioso, dato che la perquisizione effettuata nelle nostre stanze fu talmente superficiale che nella mia non vennero neppure rinvenuti i fogli clandestini e la rivoltella che vi avevo nascosti. Il centurione, appreso che eravamo ebrei e non dei "veri partigiani" ci disse: "Non vi succederà nulla di male; vi invieremo al campo di FOSSOLI, presso Modena.”


Ci veniva regolarmente distribuita la razione di vitto destinata ai soldati e alla fine di gennaio 1944 ci portarono a Fossoli con un treno passeggeri.

In quel campo si stava allora abbastanza bene; non si parlava di eccidi e l'atmosfera era sufficientemente serena; ci permisero di trattenere il denaro che avevamo portato con noi e di riceverne altro da fuori. Lavorammo in cucina a turno e assolvemmo altri servizi nel campo, fu organizzata anche una mensa, in verità piuttosto scarsa!!

Trovai a Fossoli ARTURO FOA’ di Torino, che guardavamo con certa diffidenza conoscendo le sue simpatie per il Fascismo; tutti i mendicanti del ghetto di Venezia e i vecchi di quell'ospizio. Ricordo una certa Scaramella e una USIGLI. C'erano pure da 2 a 300 jugoslavi e alcuni sudditi inglesi.

Quando il 18 febbraio apprendemmo che erano giunte in paese le SS tedesche, ci allarmammo tutti e infatti il giorno successivo ci avvertirono che saremmo partiti entro 24 ore. Nessuno tentò di fuggire.

Ci caricarono su vagoni bestiame sui quali era scritto: "Auschwitz" nome che in quel momento non ci diceva proprio nulla..... Il viaggio durò tre giorni e mezzo; avevamo preparato una scorta collettiva di viveri che ci avevano autorizzato a recare con noi. Eravamo 650 ebrei....

_Durante il viaggio la scorta di SS si dimostrò dura e inumana; molti furono picchiati a sangue. All'arrivo ad Auschwitz ci chiesero chi fosse capace di lavorare. Rispondemmo in 96 affermativamente, dopo di che ci condussero a 7 km. dal campo a BUNA MANOWITZ (in realtà Monowitz ndr.). Ventisei donne capaci di lavorare furono trasferite al campo di lavoro di Birkenau; tutti gli altri furono avviati alle camere a gaz!

Nel nostro campo di lavoro v'erano alcuni medici ebrei. Ricordo il Dott. COENKA di Atene, il Dott. WEISS di Strasburgo, il Dott. ORENSZTEJN, polacco che si comportarono assai bene; non posso dire la stessa cosa del Dott. SAMUELIDIS di Salonicco che non ascoltava i pazienti che a lui si rivolgevano per cure e denunciava gli ammalati alle SS tedesche! Parecchi medici francesi di nome LEVY risultarono invece piuttosto umani!

 

Poiché Daniele Gouthier, curatore di “Tutti  numeri sono uguali a cinque”, ritenne di rilevare una lieve “differenza” tra il racconto di Levi e quello di Piacenza e di ravvisare lo stesso Piacenza sotto il nome di Cesare Vita, il 21 settembre 2007 fornii all’avv. Piacenza il testo della deposizione di Levi chiedendogli chiarimenti. Pochi giorni dopo, l’avv. Piacenza mi diede per iscritto su carta intestata del suo studio legale con data 26/9/07 un chiarimento molto esaustivo. Nel testo, di suo pugno, si legge:

 

“La ringrazio della sua gentile comunicazione del 21 corr. In realtà la ‘differenza’ su Cesare Vita non sussiste: è Gouthier a parlarne come ‘ultimo arrestato che poi riesce a fuggire’ ma, è chiarito nella deposizione del 14/6/60 di Levi, i 5 ebrei che egli menziona (se stesso, Bachi, Nissim, Maestro, Cesare Vita) furono tutti arrestati ‘ad eccezione di Cesare Vita che riuscì a fuggire’.

Giova un chiarimento topografico: la nostra ‘banda’ si chiamava ‘Banda Amay’ (la piccolissima frazione Amay fa ancora parte del Comune di Saint Vincent, benché a 2 ore di mulattiera e ad alta quota, presso il colle di Joux e più vicina a Brusson) ed in quel periodo di iniziale e provvisoria organizzazione non aveva neppure una sede unica: io Levi, Nissim e Maestro abitavamo in una minuscola trattoria, ivi; Bachi in una casetta non lontana e la parte principale della banda (1 sergente e circa 15 civili o ex militari) erano allogati nelle grange dell’alpeggio un poco soprastante.

I fascisti fecero prigionieri, nella frazione, Levi, Bachi, Nissim, Maestro e me. Poscia salirono all’alpeggio ma –come forse già le dissi a suo tempo – prima di loro era riuscito a salire un coraggioso montanaro della zona che avvertì i partigiani ivi siti, i quali, stante la quasi assoluta assenza di armi e temendo che in caso di resistenza i fascisti si vendicassero su di noi prigionieri, si ritirarono altrove. Tra quei partigiani era ovviamente il Cesare poiché faceva parte di quelli allogati colà. Ritengo di averne sempre ignorato il cognome (così come quello di tutti gli altri).

Resto a sua disposizione occorrendo. Molte cordialità. A. Piacenza

P.S. Nella deposizione Levi è indicata, come data dell’arresto, il 13 settembre, ma appare evidente errore: trattasi del 13 dicembre: vedasi rapporto (che lei ha) del Capo Provincia Aosta.”

 

In seguito alla pubblicazione nella primavera 2013 di “Partigia” da parte dello storico Sergio Luzzatto e alla conseguente polemica sorta su “La Stampa” tra lui e Alberto Cavaglion a proposito del “segreto brutto” di cui parla Primo Levi nel “Sistema periodico” – la fucilazione eseguita da appartenenti alla banda di Amay di due giovani, Luciano Zabaldano, 17 anni, e Fulvio Oppezzo, 18 anni – il del 7 giugno 2013, ore 17, ho incontrato l’avv. Aldo Piacenza per raccogliere una sua dichiarazione in proposito.

Secondo la tesi di Cavaglion la fucilazione fu decisa dai compagni partigiani in quanto con il loro comportamento antisemita avrebbero indotto al suicidio una donna ebrea tedesca abitante a Brusson. Secondo altri, i due giovani sarebbero stati intemperanti nei confronti della popolazione locale e, richiamati, avrebbero minacciato delazioni. Ecco quanto ho potuto raccogliere dall’avv. Piacenza il 7 giugno 2013:

 

“Anni fa più volte alcuni parenti di Luciano Zabaldano mi hanno cercato per sapere se avevo notizie sull’uccisione di Luciano. Non ne potevo avere perché la mia banda partigiana operava sul versante della valle di Saint Vincent e non avevamo rapporti diretti con il gruppo di partigiani della valle accanto, che operava intorno ad Arcesaz, a valle di Brusson. Qualche contatto avveniva attraverso il Col de Joux, che unisce le due valli ,ma non mi risulta in quel breve periodo che trascorremmo in Valle d’Aosta prima della cattura, avvenuta la mattina del 13 dicembre. Dopo la cattura della nostra banda da parte dei fascisti, Levi e gli altri ebrei furono avviati verso i lager.  Io, in quanto non ebreo, dopo un periodo di detenzione ad Aosta, ebbi come tutti gli altri non ebrei l’offerta di rientrare nell’esercito e di collaborare con la Repubblica di Salò combattendo contro gli Alleati sulla Linea Gotica. Non c’erano molte alternative: o si accettava, come fecero tutti o quasi, o si finiva fucilati. Mi dichiarai quindi disposto a rientrare nell’esercito. Nel trasferimento verso il fronte sull’Appennino riuscii però a fuggire. Mi riparai per beve tempo presso la mia famiglia a Racconigi e poi di qui mi unii ai partigiani di Giustizia e Libertà che agivano nel Cuneese. Partecipai quindi alla liberazione di Cuneo il 28 aprile 1945, ma devo dire che fu impresa fin troppo facile: entrammo nella città quasi senza trovare opposizione. Ci fu credo, un solo morto, che vidi steso in mezzo alla via principale della città, non so neanche se fascista o partigiano. Noi ci guardavamo dai vivi, ai morti non facevamo caso. Ci conoscevamo anche poco tra di noi partigiani. Non ricordo, per esempio Giorgio Bocca. Ma ciò non deve stupire perché ognuno aveva adottato un nome di battaglia e i nomi veri spesso non li conoscevamo. Soprattutto all’inizio, poi, parlo del tempo della Valle d’Aosta, tutto era molto disorganizzato e casuale. Aggiungo che conobbi Primo Levi e ci unimmo nella banda partigiana della valle di Saint Vincent in quanto ero stato compagno di liceo di sua sorella (Anna Maria) al Liceo d’Azeglio.”.

 

La verità sulla vicenda del suicidio della donna ebrea tedesca residente a Brusson e della fucilazione dei due giovani partigiani sembra dunque essere più semplice di quanto le parti in polemica tra loro sostengono, ed è tale anche rispetto alla versione dei discendenti di una delle due povere vittime, cioè di Luciano Zabaldano. Nel drammatico episodio in questione, avvenuto immediatamente prima del rastrellamento fascista, poteva essere coinvolta anche la banda di Arcesaz, che era più numerosa e organizzata. I rapporti tra le bande erano fragili e discontinui. Imprecisa la reciproca conoscenza. Gli eventi di cui furono protagoniste le due bande risultano approssimativamente contemporanei ma non hanno necessariamente nessi causali.

C’è poi una evidente “verità” letteraria: è chiarissimo, se si tiene conto del contesto, che quando Primo Levi parla della sua cattura da parte dei fascisti come di cosa logica e quasi “meritata”, non fa riferimento a una “giustizia” fatta, sia pure indirettamente, riguardo all’episodio della fucilazione ma, appunto, a una “punizione” dell’inesperienza e dell’ingenuità dei giovani partigiani nel volersi misurare con una impresa più grande di loro, pochi idealisti disorganizzati, contrapposti all’organizzazione potente dei fascisti di Salò.

 

Il 30 luglio 2013 alle 3 di notte , come già detto, Aldo Piacenza si è spento. La sua scomparsa ha così sigillato per sempre la tormentata vicenda. Questo il breve articolo di commiato che ho scritto per “La Stampa”, pubblicato il 31 luglio nelle pagine della Cultura:

 

 

A 92 anni si è spento Aldo Piacenza, il capo partigiano di Primo Levi. Entrambi, con uno sparuto drappello di compagni e compagne, furono arrestati dai fascisti di Salò all’alba del 13 dicembre 1943 sulle montagne valdostane che sovrastano Saint Vincent, e lì si separarono i loro destini: Primo Levi, chimico e non ancora scrittore, avviato verso il lager di Auschwitz; lui, 22 anni, non ancora avvocato ma già reduce dalla campagna di Russia, imprigionato nella Torre del Balivo di Aosta, interrogato, forzato a fingere collaborazione, poi di nuovo clandestino e di nuovo partigiano, uno di quelli che liberarono Cuneo nell’aprile 1945.

Come spesso succede nella vita, un fattore casuale portò Aldo Piacenza e Primo Levi sulle montagne della Valle d’Aosta: Aldo Piacenza era stato compagno di scuola di Anna Maria, sorella minore di Primo, al liceo d’Azeglio di Torino, e questa conoscenza nata sui banchi di scuola aveva a sua volta generato il contatto tra il futuro avvocato e il futuro chimico. Anna Maria si è spenta a 92 anni il 26 giugno 2013 a Roma, un mese prima del suo compagno di liceo.

Di Aldo Piacenza si è parlato molto nelle scorse settimane dopo la pubblicazione di “Partigia”, libro in cui lo storico Sergio Luzzatto ha ricostruito vicende e personaggi della banda di Primo Levi. Luci e ombre, perché poco prima dell’arresto si colloca l’episodio che nel “Sistema periodico” Levi definirà “segreto brutto”: l’uccisione di due giovani che si erano uniti all’attigua banda di Brusson ma potevano essere sospettati di comportamenti sconvenienti e forse ambigui. Su questa ferita non ancora rimarginata, si è accesa una polemica storico-letteraria con Alberto Cavaglion, e ancora una volta Piacenza è stato costretto a frugare in ricordi ormai sempre più appannati.

Fino all’ultimo sorridente, cordiale, dotato di una ironia gentile, Piacenza dopo la giovanile esperienza militare e partigiana, si dedicò per cinquant’anni alla sua professione di avvocato, ma la sorte l’ha portato ad abitare nello stesso stabile di Bianca Guidetti Serra, destinataria del biglietto con il quale Levi annunciava alla famiglia la deportazione ad Auschwitz insieme con Vanda Maestro e Luciana Nissim. Dietro la banda partigiana di Brusson c’era una regia che risaliva a Camillo Reynaud, Aurelio Peccei e alla cerchia di Olivetti: troppo lontana per farsi percepire. Della lotta per la libertà Piacenza dava una versione di basso profilo. Insisteva sull’improvvisazione e sulla inadeguatezza di uomini e mezzi. Lo stesso atteggiamento riduttivo di Primo Levi. Non eroi ma ragazzi sorpresi nel guado tra incoscienza e utopia.

 

 

Tristezza per la scomparsa di Vincenzo Cerami. Scrittore, sceneggiatore di Pasolini e Benigni, regista, maestro di scrittura. Venuto dal nulla. ....

Tristezza per la scomparsa di Vincenzo Cerami. Scrittore, sceneggiatore di Pasolini e Benigni, regista, maestro di scrittura. Venuto dal nulla. Timidissimo studente in una scuola media di Fiumicino, stentava persino a balbettare. Fu il suo insegnante di italiano,un trentenne Pier Paolo Pasolini, a intuirne le capacità leggendo un suo tema.

Lo ricordo, il caro Vincenzo, riportando qui due e-mail che mi scrisse quando, parecchi anni fa, lo invitai alla Fondazione Ferrero di Alba. Poche righe, che rivelano una grande anima.

 

Caro Piero,
puoi telefonarmi quando vuoi, ovviamente. Sono contento dello scienziato-ex
letterato. Io ho fatto il contrario, dopo un po' di anni di "Fisica" qui a
Roma, ho lasciato per scrivere.
Immagino che dovrai fare una introduzione (anche per informare il pubblico
su chi hanno davanti): troverai molto materiale nel mio sito
 
Il titolo dell'incontro è "La bottega del racconto": un tema vasto e aperto.
Ma è meglio telefonarsi. Lo farei io se avessi il tuo numero (non me lo hai
lasciato).
 
Ti abbraccio, a presto
Vincenzo
 
Caro Piero, vedo che il tuo curriculum ha ben poco da invidiare al mio.
Abbiamo fatto tanto, si vede che anche tu fai parte di coloro che si
svegliano presto. Però chi si sveglia tardi forse è più felice. Chi sa! La
tua letterina mi ha ricordato che anche io ho lavorato con Piero Angela. Con
lui ho fatto non so più quanti "Quark in pillole", abbiamo vinto anche un
premio importante (non mi ricordo quale) come migliori giornalisti
scientifici. Ogni tanto lo vedo, ci vogliamo bene. Mi fa tanto piacere
conoscere una persona come te e spero ne possa venir fuori una dolce
amicizia.
A più tardi
Vincenzo

 

Scoperta molto interessante (solo per me) in occasione della simpatica serata con Marina Rota alla Pro Chivasso: mio cugino di primo grado ....

Scoperta molto interessante (solo per me) in occasione della simpatica serata con Marina Rota alla Pro Chivasso: mio cugino di primo grado Pietrino, il carissimo, simpatico e rimpianto Pietrino, poi oncologo all'Ospedale di Savona, al Liceo di Chivasso fu compagno di classe di Felice Gavosto, oncologo e cattedratico all'Università di Torino che ho poi avuto modo di conoscere quando facevo "Tuttoscienze" a "La Stampa". Fonte della notizia, la gentilissima Mamma di Marina Rota; suo fratello era loro compagno.I due avevano fama di essere molto intelligenti. E Pietrino era anche piuttosto scapestrato...   

Giardino Lamarmora, davanti a casa. Un giardiniere del Comune di Torino con qualche suo collega ha creato un'aiuola arredata con una panchina, una ....

Giardino Lamarmora, davanti a casa. Un giardiniere del Comune di Torino con qualche suo collega ha creato un'aiuola arredata con una panchina, una bicicletta, un gatto, tutto fatto di materiali riciclati. Si chiama Rodolfo. Abbiamo scambiato qualche parola. Mi ha detto che per lui la panchina è un simbolo di incontro, amicizia, solidarietà sociale. Quanti politici dovrebbero fare quattro chiacchiere con Rodolfo!

Due osservazioni dopo aver visto l'aggressione di Berlusconi e delle sue soldatesse al governo Letta a poche ore dalla sua nascita.

1) ....

Due osservazioni dopo aver visto l'aggressione di Berlusconi e delle sue soldatesse al governo Letta a poche ore dalla sua nascita.

1) I parlamentari M5S e quelli che li hanno votati dovrebbero mordersi i pugni pensando all'occasione che Bersani aveva offerto loro su un piatto d'argento. Con un'alzata di spalle hanno gettavio via l'inellegibilità di Berlusconi, il conflitto di interessi, una legge elettorale decente, il taglio dei parlamentari e l'urgentissimo aiuto ai cassintegrati e ai miseri che non hanno neppure la cassa integrazione. Per buon peso, è appena il caso di osservare che se non avessero alzato le spalle, ora avremmo Rodotà presidente. Napolitano, ovviamente, va benissimo. Ma va bene anche a chi spera che stia al suo posto per un anno o poco più, pronto a sostituirlo personalmente o con una propria pedina.

2) Il programma Letta intorno al quale si sono innaturalmente coagulati pd e pdl ricorda gli oroscopi: sono così generici che chiunque ci si può riconoscere ma poi, se li si guarda più da vicino, allaprima verifica non stanno in piedi. L'immediata lite sull'Imu lo certifica.

Non può piacermi - ovviamente - il nascente governo Letta.

Me lo faccio piacere per forza pensando che l'ha imposto la matematica.

E ....

Non può piacermi - ovviamente - il nascente governo Letta.

Me lo faccio piacere per forza pensando che l'ha imposto la matematica.

E il fatto che il M5S la matematica la ignora.

 

....

Rielezione di Napolitano alla presidenza della Repubblica.

Il mondo salvato dai vecchietti.

Fino a quando?

E i bambini?

 

"Ricordatevi che a volte si vota per scherzo, ma chi prende il voto lo userà sul serio".

Lo diceva Enrico Andreoli a noi liceali ....

"Ricordatevi che a volte si vota per scherzo, ma chi prende il voto lo userà sul serio".

Lo diceva Enrico Andreoli a noi liceali del d'Azeglio all'inizio degli anni 60.

Quanto sia vero si vede adesso.

Chi ha votato Cinque stelle per fare uno sberleffo, ci pensi.

Chi ha scelto Ingroia solo per rabbia (ben giustificata) pensi a dove è finito quel voto.

Caro professor Andreoli, detto "Zio Enrico", che nostalgia delle tue lezioni su Dante, Machiavelli, Guicciardini, Manzoni.

Napolitano che riceve i rappresentanti del Movimento 5 Stelle accompagnati da Grillo. 

Se domani accadrà, non potrebbe esserci ....

Napolitano che riceve i rappresentanti del Movimento 5 Stelle accompagnati da Grillo. 

Se domani accadrà, non potrebbe esserci migliore sintesi della tragedia italiana.

Una umiliazione per Napolitano e tutti i cittadini italiani.

Ma più offesi e umiliati di tutti dovrebbero sentirsi gli eletti del M5S che andramnno sotto tutela, come minus habentes, al Quirinale.

Laura Boldrini e Pietro Grasso. Finalmente due persone, due storie umane, due facce che fanno sperare.

Chissà che anche gli ....

Laura Boldrini e Pietro Grasso. Finalmente due persone, due storie umane, due facce che fanno sperare.

Chissà che anche gli eletti nel M5S, davanti al loro esempio, non si convincano che si può lavorare per un'Italia diversa anziché dire "o da soli o niente".

Che le cose possano cambiare lo comprova il livore di Alfano e del suo capo. Ora è chiaro che abbiamo in Italia una sinistra normale. Il problema è che non è normale la destra.

A Bersani auguro un altro scatto di pensiero laterale. Anzi, due: uno per il governo e uno per la scelta del candidato presidente della Repubblica.

Dopo questo voto cinque osservazioni:

1) la sopresa non è il Movimento 5 Stelle; la sorpresa è che i cittadini italiani abbiano ....

Dopo questo voto cinque osservazioni:

1) la sopresa non è il Movimento 5 Stelle; la sorpresa è che i cittadini italiani abbiano ancora in così gran numero dato il loro via libera al pdl: come se l'immagine dell'Italia demolita all'estero, il disastro dei conti pubblici, gli aumenti reali di tasse imposti ai più poveri facendo finta di alleggerire la pressione fiscale, le notti di Arcore, il parlamento che vota sulla nipote di Mubarack, gli scilipotiani acquistati al mercato, gli scandali della regione Lazio e della Regione Lombardia etc etc, tutto fosse già dimenticato. Tutto. Di analoga amnesia hanno fruito Bossi, Calderoli, il cerchio magico al completo, nonché Maroni quando ancora due mesi fa diceva "mai più con Berlusconi" . Se è vero che i ricordi per fissarsi devono passare in quella parte del cervello che si chiama ippocampo, gli italiani non hanno ippocampo; questo è il vero problema politico. 

2) sono tra i tanti che si preoccupano per l'eterogeneità e la mancanza di riferimenti culturali del Movimento 5 Stelle; una "cosa" che è nata da Grillo e da un alchimista della comunicazione e che risulta avere dentro un terzo di ex-sinistra, poco meno di un derzo di ex-berlusconiani e un mix di tutto il resto, può sgretoalrsi da un momento all'altro; eppure ho l'impressione che tante persone nuove siano in ogni caso un fatto positivo; potrebbero essere migliori dei loro guru.

3) Monti la delusione più grande me l'ha data con il discorsetto post-voto; tutto centrato su se stesso e sul suo movimento: per essere nati da poco il 10 per cento è molto, siamo stati bravi, abbiamo preso 60 mila voti al giorno etc etc; peggio dei peggiori partiti classici, quelli che non perdevano mai; non una parola sull'unica cosa che doveva dire: e ora che cosa facciamo dell'Italia. 

4) su Udc e Casini, una citazione dal saggio e sciagurato Bersani: di tatticismo si può anche morire; e poi quest'uomo che sa sempre tutto e giudica tutti, che difende la Vita e i Valori cattolici, che sempre spiega agli altri che cosa si deve fare, come mai ha la bocca cucita su Formigoni?

5) l'ultimo paradosso di questa democrazia malata di porcellum: l'Italia del Nord, da Maroni detta padania, sotto il comando di un partito che a stento arriva al 4 per cento, ma che per puro interesse dei suoi capi sta insieme con sappiamo chi.

Dimissioni del pontefice Benedetto XVI. Eccoci testimoni di un evento davvero storico. Una prima assoluta. L'atto di Benedetto XVI non è ....

Dimissioni del pontefice Benedetto XVI. Eccoci testimoni di un evento davvero storico. Una prima assoluta. L'atto di Benedetto XVI non è comparabile con nessun precedente, tanto meno quello di Celestino V. Ognuno rifletterà sul significato di questa decisione, anche alla luce della propria esistenza e coscienza. Da mestierante dell'informazione faccio solo notare un particolare: l'inviata del tg de La 7, citando Dante, a proposito di Celestino V gli ha attribuito "per umiltà il gran rifiuto". Probabilmente è solo ignoranza del III Canto dell'Inferno, dove - nell'Anti-Inferno, prima di passare l'Acheronte ed entrare nell'Inferno vero - il poeta si imbatte negli ignavi, tra i quali riconosce, appunto, Celestino V. Ma potrebbe essere anche un singolare caso di autocensura, se non di piaggeria. Perché Dante scrive: "vidi e conobbi l'ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto" (e non cita esplicitamente Celestino V). Certo nel caso di Benedetto XVI non si può parlare di "viltade" (sia pure nel significato attenuato che probabilmente volle dargli Dante) ma semmai di coraggio. Però, comunque la si giri, questo oggi è il giornalismo, questa la cultura letteraria. Ora tutti si interrogano su un rebus: perché le dimissioni proprio alle ore 20 del 28 febbraio? I cabalisti avranno da lavorare. 

Disastro Monte dei Paschi, con dentro il Pd (ma anche Verdini e Pdl), Berlusconi che rimborsa l'IMU in contanti negli uffici postali, Monti che ....

Disastro Monte dei Paschi, con dentro il Pd (ma anche Verdini e Pdl), Berlusconi che rimborsa l'IMU in contanti negli uffici postali, Monti che promette meno tasse e attacca quel pericoloso bolscevico che sarebbe Vendola, Ingroia che farneticando demolisce l'immagine propria e della magistratura, Casini che, unito a Monti, sarebbe la grande novità, Formigoni e Cl che non mollano l'osso della politica, i cardinali che si schierano a tutela dei loro privilegi, Grillo che invoca i missili del terrorismo arabo sul parlamento.

E' il delirio. Si va a votare in un delirio. Ma in questo psicodramma i cittadini saranno solo comparse?

 

Notizia dei soldi delle quote latte e relative perquisizioni nelle sedi della Lega a Milano e a Torino.

Un partito che protegge pochi allevatori ....

Notizia dei soldi delle quote latte e relative perquisizioni nelle sedi della Lega a Milano e a Torino.

Un partito che protegge pochi allevatori disonesti a danno dei molti onesti. E così deruba tutti i cittadini contribuenti, chiamati a pagare le giuste sanzioni dell'Unione Europea.

"La truffa in testa". Altro che il Nord.

Un amico astronomo di Bologna che non è più un ragazzino e sarà padre a marzo, mi scrive di aver ottenuto il rinnovo ....

Un amico astronomo di Bologna che non è più un ragazzino e sarà padre a marzo, mi scrive di aver ottenuto il rinnovo per tre mesi del suo contratto di ricerca dopo un'attesa che lo ha lasciato con il fiato sospeso fino all'ultimo minuto, anche a Capodanno.

Che Paese! Tre mesi di contratto!

E intanto la vita va avanti con una creatura in arrivo e tutto il resto.

Dobbiamo domandarci come abbiamo potuto in vent'anni distruggere tutto ciò che

di buono avevamo, e insieme far crescere ad anabolizzanti quel che avevamo di peggio.

Se penso alle speranze che avevo davanti ai processi di "mani pulite" mi viene voglia di

andare in strada a urlare, da solo.

Sembrava che si potesse diventare un Paese onesto e civile. Invece i vent'anni che sono seguiti hanno generato razzismo, maleducazione, rigurgiti fascisti, arricchimento dei ricchi e impoverimento dei poveri, incertezza del lavoro, una generazione di giovani senza prospettive, la sistematica demolizione del progetto dell'Unione Europea,  la commiserazione o il disprezzo per il nostro Paese all'estero.

E adesso siamo ancora qui, con una banda di ladri villani alleati al braccio borghese della mafia.

Sincerità e coerenza.

Ricordate quando, pochi mesi fa, Gianfranco Fini convocò una conferenza stampa per annunciare che avrebbe ....

Sincerità e coerenza.

Ricordate quando, pochi mesi fa, Gianfranco Fini convocò una conferenza stampa per annunciare che avrebbe tolto il proprio nome dal simbolo di Fli?

Ricordate quando Pierferdinando Casini di rincalzo annunciò la stessa cosa?

Ricordate quando Mario Monti diceva che non avrebbe avuto un simbolo di partito, figuriamoci con il suo nome sopra?

Ricordate quando, pochi mesi fa, Maroni disse che mai più sarebbe andato con Berlusconi e il suo pdl? 

Bene. Allora ricordiamocelo anche quando nella cabina elettorale troveremo quei simboli.

 

Prendere i voti, prendere la Lombardia, prendere tre grandi regioni del Nord, prendere il Senato. Così parlano gli esponenti della Lega e del ....

Prendere i voti, prendere la Lombardia, prendere tre grandi regioni del Nord, prendere il Senato. Così parlano gli esponenti della Lega e del Pdl. Come sempre, il linguaggio è rivelatore. I voti e le amministrazioni pubbliche non si prendono. I voti si chiedono e se va bene si ottengono. Le amministrazioni sono una delega che i politici ricevono dai cittadini sotto precise condizioni. Ma chi è abituato a prendere qualsiasi cosa, dai soldi alle minorenni o maggiorenni, non ha certe sensibilità linguistiche e morali.  

Non mi piace neanche chi ringrazia per essere stato votato. Si ringrazia per un dono, ma il voto non è un dono. E', appunto, una delega sotto precise condizioni. Dire grazie, sa tanto di voto di scambio.

Lega e Pdl non potevano che tornare insieme. Li unisce il verbo prendere. Ma vedrete che non diranno neanche grazie.

Fine anno di lavoro, inizio anno pure. La cosa migliore che ci si può augurare. Come ho imparato da mio padre. 

Il lavoro dell'ultimo ....

Fine anno di lavoro, inizio anno pure. La cosa migliore che ci si può augurare. Come ho imparato da mio padre. 

Il lavoro dell'ultimo dell'anno è arrivato con la notizia triste dell'addio a Rita Levi Montalcini. Tuttavia è stato bello poter ricuperare una vecchia intervista inedita nella quale parlava profeticamente della Resistenza necessaria ancora oggi e della manipolazione delle intelligenze fatta dalla Tv, questa sì preoccupante, mentre non lo è la manipolazione genetica.

Ricordo nitidamente quando mi disse (e registrai) queste cose nella sua casa di via di Villa Massimo a Roma, seduta sotto un quadro dipinto dalla sorella gemella Paola.

Leggo che ora a Torino le vogliono dedicare la Città della Salute, entità vaga, mutevole e in sostanza inesistente se non nel "flatus voci", che i torinesi chiameranno sempre Molinette e difficilmente "Città della Salute Rita Levi Montalcini".

Grande clamore e una intera pagina de "La Stampa" su questa notizia. Sono contento che Rita abbia in propria memoria, qualcosa di più duraturo della fantomatica "Città della Salute": il suo lavoro, la scoperta dell'NGF, i libri che ha scritto. E anche quell'asteroide, il 9722, che Mario Di Martino ed io con una nostra proposta e motivazione, le abbiamo fatto dedicare dalla International Astronomical Union due anni fa, senza clamore, senza che ne sia venuta una parola da parte di nessuno.

Circolare IAU del 30 gennaio 2010:

 

9722 - Levi-Montalcini.

Discovered 1981 Mar. 4 by H. Debehogne and G. De Sanctis at the European Southern Observatory.

In 1952 Italian neurologist Rita Levi-Montalcini (b. 1909) discovered the Nerve Growth Factor, the protein responsible for the nervous system cell proliferation. Winner of the 1986 Nobel prize for Medicine, she promotes programs for educating women in developing countries.

La creatività in tutte le sue forme, inclusa quella scientifica, è il tema del Salone Internazionale del Libro 2013, il Cile è ....

La creatività in tutte le sue forme, inclusa quella scientifica, è il tema del Salone Internazionale del Libro 2013, il Cile è il paese ospite. Sarà bello lavorarci. Quanto al Cile, ha sulle Ande il telescopio più grande del mondo, il VLT dell'Osservatorio australe europeo. E tra alcuni anni il primato sarà confermato da un telescopio da 39 metri. Meno male che l'Europa della scienza esiste. L'altra, l'Europa sognata da Altiero Spinelli (e da me quando ero studente ed ero nel Movimento Federalista Europeo), deve ancora venire.

E' incredibile assistere alla levata di scudi di tutti i partiti (non solo pdl, lega e grillo, dai quali potevamo aspettarcelo) contro il cosiddetto endorsement europeo a favore di Monti: tutti a gridare alla lesa sovranità italiana. Come se Germania, Francia, Spagna etc. fossero dei nemici stranieri.

Possibile che nessuno si renda conto che si tratta semplicemente di europei giustamente preoccupati per altri europei?

Possibile che, dopo vent'anni di confini d'Europa superati senza passaporto e 12 anni trascorsi senza dover andare in banca a cambiare moneta, i nostri politici non si siano ancora accorti di essere cittadini europei?

Possibile che siano così invischiati nel loro meschino e provinciale potere da non capire che la Storia li sta lasciando indietro? 

 

E' vergognoso come tutti i servi di Berlusconi in questi giorni stiano riscrivendo la loro autobiografia, chiarendo che loro, da quello lì, ....

E' vergognoso come tutti i servi di Berlusconi in questi giorni stiano riscrivendo la loro autobiografia, chiarendo che loro, da quello lì, avevano preso le distanze da un pezzo, anzi, da sempre. Del resto la cosa non dovrebbe sorprenderci troppo, dato che persino Berlusconi sta prendendo le distanze da se stesso. Al punto che si è fidanzato e non ha aperto il cancello di Arcore a Lele Mora e a una delle Olgettine, proprio due dei pochi che la propria autobiografia venivano a confermarla.

Incontro con 1500 studenti dei licei Cavour e d'Azeglio organizzato dal preside di entrambi Gianni Oliva. Teatro Alfieri assediato da polizia ....

Incontro con 1500 studenti dei licei Cavour e d'Azeglio organizzato dal preside di entrambi Gianni Oliva. Teatro Alfieri assediato da polizia e manifestazione precari. Lezione di Alessandro Baricco, che ci ha descritti come in bilico tra analogico (libri, carta, passato) e digitale (computer, iPad, Internet, futuro). E' seguita tavola rotonda (per fortuna senza tavola, solo sedie) con interventi di Gian Franco Gianotti (grecista), Sergio Roda (latinista, pro-rettore), Livio Berruti (ex allievo del Cavour, campione olimpico sui 200 metri a Roma nel 1960) e il sottoscritto.

Ho provato a dire che l'universo intero, dal punto di vista fisico, è quantizzato (cioè, in senso ampio, digitale), ma dal pullulare probabilistico delle particelle elementari emerge la vita, che è analogica. Il mondo digitale del computer e di Internet è importantissimo, ovvio, ma è una tecnologia che noi usiamo in modo analogico in quanto esseri viventi. Il Cd è digitale (44 mila campionamenti al secondo tradotti in cifre binarie) ma il timpano del nostro orecchio è analogico, e il gesto del direttore d'orchestra pure.

Il bello del classico è che lì si impara a imparare, un meta-apprendimento che ci permette poi di continuare ad apprendere per tutta la vita. Battute non originali, però sempre vere: la cultura è ciò che rimane quando si sono dimenticate tutte le nozioni; tutto ciò che NON so, l'ho imparato a scuola.

Conclusione: il latino ti insegna il pensiero ipotetico: usiamolo per coltivare nella vita il pensiero divergente.Cioè per imparare a risolvere i problemi capolgendo il punto di vista. Nel mio piccolo, l'ho fatto sedendomi sulla sedia girata al contrario. Ah, la bella metafora!

Ha chiuso la mattinata il ministro dell'Istruzione e ricerca Francesco Profumo: e lo ha fatto dicendo molte cose intelligenti sul modello di scuola del futuro che ha in mente. Ha anche risposto alle domande, non compiacenti, dei ragazzi e di un docente precario.

Ho misurato, anzi, credo che tutti abbiano misurato, l'astronomica distanza dalla Gelmini, la signora del tunnel Cern-Gran Sasso.

P.S.

Sempre grande Livio Berruti, che ci ha ricordato il valore dello sport nel formare bravi cittadini. Verissimo. Purtroppo di sport come lo faceva lui, con le scarpe da tennis comprate sotto casa, ne è rimasto poco. E lui l'ha detto.

30.10.2012

Che umorismo e creatività abbiano meccanismi mentali simili è una mia vecchia convinzione, suffragata da alcune (poche) ....

30.10.2012

Che umorismo e creatività abbiano meccanismi mentali simili è una mia vecchia convinzione, suffragata da alcune (poche) ricerche. Da almeno dieci anni provo a proporre uno studio in risonanza magnetica funzionale per vedere che cosa succede nel cervello quando afferriamo una battuta umoristica e quando troviamo creativamente la soluzione di un problema. Si accendono le stesse zone cerebrali? Ed eventualmente, quali sono le differenze?

Mi capitò di parlarne nella primavera scorsa facendo lezione a un gruppetto di dottorandi dell’Università di Torino. Carmen Settanta, che faceva parte del gruppetto e lavora alla Clinica Universitaria delle Molinette con i professori Secondo Fassino (ordinario di psichiatria e direttore del Centro pilota regionale per i disturbi del comportamento alimentare) e Paolo Mortara, (responsabile dell’Unità di neuroimaging funzionale utilizzata dal Centro), si è interessata all’idea.

E’ successo che Carmen ha parlato della faccenda all’équipe di cui fa parte al Centro per i disturbi alimentari. Paolo Mortara e Secondo Fassino l’hanno presa sul serio, e ora stiamo lavorando a un protocollo per realizzare l’esperimento. La riunione che abbiamo avuto mercoledì 24 ottobre in via Cherasco 15 presso il Centro è stata un vero e proprio seminario, aperto da una rassegna della letteratura già esistente sul tema e concluso da un brain storming sul progetto dell’esperimento. Molti i temi discussi, molte le scelte da fare per mirare la ricerca. Provo a farne un sintetico inventario:

  • Studiare solo la creatività scientifica o anche quella artistica?
  • E’ necessario studiarle entrambe per poter fare una analisi comparata?
  • Come tener conto del diverso retroterra culturale dei due tipi di creatività (quella scientifica richiede un forte retroterra di nozioni, quella artistica può esprimersi anche a livello naif)
  • Proporre umorismo verbale o umorismo visuale?
  • Proporre la soluzione di un problema verbale (tipo anagramma), di un problema visuale (puzzle), matematico o di altro tipo?
  • Scegliere un campione metà maschile e metà femminile o misto in modo casuale?
  • Selezionare il gruppo sulla base di una preliminare disposizione alla creatività?
  • Selezionare una fascia di età relativamente giovanile?
  • In questo caso, quale limite di età stabilire?
  • Selezionare il gruppo sulla base di una preliminare disposizione al senso dello humour?
  • Prendere in considerazione l’umorismo passivo (capire una battuta) o l’umorismo attivo (capacità di fare la battuta)?
  • Umorismo e creatività presuppongono nel soggetto che li pratica un basso livello di inibizione: come indurre i soggetti dell’esperimento ad abbassarlo?
  • L’umore del soggetto sperimentale – ha fatto notare Secondo Fassino – è molto importante: la creatività spesso si accompagna a una lieve depressione (mentre la depressione grave esclude ogni forma di creatività). Anche degli umoristi spesso si dice che, personalmente, sono “tristi”. Converrà in via preliminare sottoporre i soggetti dell’esperimento un test dell’umore?
  • C’è molta letteratura sulla creatività delle persone con mancinismo. Tenerne conto?
  • Quali sono le implicazioni etiche dell’esperimento, anche in relazione allo scopo primario del Centro per i disturbi alimentari?

Potrei andare avanti, ma questi sono gli spunti principali. Ci siamo aggiornati a un prossimo incontro. Le persone del campione da studiare dovrebbero essere 20. Ho proposto di sceglierle tra i giovani ricercatori che concorreranno all’edizione 2013 del Premio GiovedìScienza, vinto quest’anno da Nicola Pugno del Politecnico di Torino. Vedremo se sarà possibile. Sarebbe un esperimento nell’esperimento.

 

 

 

 

 

28.10.2012

Premio Stresa. Davanti a un lago Maggiore grigio sotto nuvole grigie, con montagne infarinate di neve precoce, ritrovo Gianfranco ....

28.10.2012

Premio Stresa. Davanti a un lago Maggiore grigio sotto nuvole grigie, con montagne infarinate di neve precoce, ritrovo Gianfranco Lazzaro, presidente della giuria del premio che nacque nel  1976 per volontà di Mario Soldati, Piero Chiara e Mario Bonfantini. Sempre lui: imprevedibile, estroso, controcorrente, capelli bianchi su un viso spigoloso e arguto. Ottant’anni, mi dice, è ora di morire. Ero nella giuria del Premio Stresa all’inizio degli Anni 80, quando ne faceva parte anche Primo Levi. Premiammo Virginia Galante Garrone, Marcello Venturi, Davide Lajolo. Vi sono ritornato da un paio di anni, su invito di Lazzaro. Che nel suo discorso introduttivo ha rievocato poeticamente quei tempi felici, con la festa di premiazione a Palazzo Borromeo sull’Isola Bella.

Quest’anno erano in gara Sergio Zavoli, Francesca Melandri, Giorgio Fontana, Amos Mattio e Laura Pariani. Dopo aver selezionato i finalisti, noi della giuria tecnica abbiamo un voto solo, come i 50 lettori della giuria popolare. Ha vinto Francesca Melandri, brava sceneggiatrice della Rai, con “Più alto del mare”, Rizzoli, romanzo che fa i conti con i cosiddetti anni di piombo. Seconda Laura Pariani, esploratrice della montagna abbandonata (“La valle delle donne lupo”, Einaudi). Terzo Sergio Zavoli con “Il ragazzo che ero” (Mondadori). Ma Zavoli ha vinto in due modi: dimostrando di saper perdere e parlando al pubblico di un’Italia migliore, che ha sognato, e sogna ancora, con tanti di noi. 

Lo squallore della maggior parte dell’attuale classe politica lo conosciamo bene. E abbastanza bene conosciamo la sua ignoranza delle cose scientifiche, ....

Lo squallore della maggior parte dell’attuale classe politica lo conosciamo bene. E abbastanza bene conosciamo la sua ignoranza delle cose scientifiche, delle leggi (anche di come si fanno) e della Costituzione. Ma in questi giorni per me la cosa più irritante è l’approssimazione, la superficialità, della classe giornalistica. Su due vicende.

Sallusti. Non è possibile confondere le cose al punto da far pensare ai cittadini che la diffamazione e la sistematica e consapevole falsificazione delle notizie a fini di interessi ben precisi che tutti conosciamo rientrino nella libertà di informazione. E’ giusto e normale che reati così gravi, che NON sono affatto reati d’opinione, comportino anche una pena come il carcere, specialmente se si è recidivi e si manifesta apertamente l’intenzione di continuare a commettere gli stessi reati. NO, non  “siamo tutti Sallusti”, come scioccamente stanno ripetendo tanti colleghi. Io, almeno, non mi sento Sallusti. Proprio per niente.

Sentenza sul terremoto dell’Aquila. Bisognerebbe prima poterla leggere e poi parlare. Ciò che però si può già dire è che l’errore – l’assurdità – fu costituire un organismo che mette insieme da un lato gli scienziati e dall’altro la Protezione civile, creando tra le due parti, che dovrebbero essere ben separate e indipendenti, un sistema di complicità, e soprattutto di pressioni disuguali. La Protezione civile ha dietro tutto il peso del potere politico (all’epoca l’asse di ferro Bertolaso-Berlusconi), la scienza ha soltanto le sue sempre provvisorie certezze e i suoi sistematici dubbi. Se le due cose fossero state separate, avremmo avuto un istituto scientifico che fornisce il suo parere (con tutte le incertezze del caso) e un organismo operativo, la Protezione civile, che si prende le sue responsabilità nel tradurre quel parere in azione pratica. Un geofisico non può sapere, per intenderci, se è più rischioso evacuare inutilmente 50 mila persone senza avere strutture dove ospitarle o un terremoto di potenza intermedia, come sia pure con ampi margini di dubbio, ci si poteva attendere.

A Milano per firmare le copie-recensione della "Storia sentimentale dell'astronomia". Non ero mai stato alla Longanesi. ....

A Milano per firmare le copie-recensione della "Storia sentimentale dell'astronomia". Non ero mai stato alla Longanesi. Una vera casa editrice, forse una delle ultime, dove respiri l'odore della carta stampata e dell'intelligenza che c'è dietro in chi la produce. In una casa né vecchia né nuova vicino a corso Sempione, vicino alla storica sede della Rai. Amministrazione, ufficio stampa, redazione, direzione distribuite su vari piani; scrivanie dove si vede il lavoro, che è proporzionale all'apparente disordine. Una carissima ed efficientissima Valentina Fortichiari, grande esperta di comunicazione. Giuseppe Strazzeri rilassato in direzione, con accanto il sorridente Guglielmo Cutolo. Consapevoli di fare un mestiere difficile ma privilegiato. 

Dedicando le copie mi è capitato di usare la parola amicizia. Sentivo che il suo significato si è impoverito. Mi viene in mente che la colpa è di Facebook. Che cosa vuol dire amico? Che cosa vuol dire "ti chiedo l'amicizia"? L'amicizia non si chiede. La si dà. E la si riceve. Senza domande. Senza risposte.

Sole e aria tersa a Ponte in Valtellina hanno accolto il Raduno degli Astrofili e la Festa dell'Astronomia organizzati da "Nuovo Orione" ....

Sole e aria tersa a Ponte in Valtellina hanno accolto il Raduno degli Astrofili e la Festa dell'Astronomia organizzati da "Nuovo Orione" e "le Stelle", seconda edizione dopo quella del 2011. Conferenza brillante di Giovanni F. Bignami, primo vincitore del Premio "le Stelle". Bella mostra di strumenti amatoriali. Osservazioni di macchie  e protuberanze solari all'Osservatorio pubblico di Ponte. Cielo buio perché il sindaco ha fatto spegnere le luci nel campo da calcio. Che si può avere di più? C'è anche questa Italia.

 

Ricordato, giovedì 4 ottobre al Circolo della Stampa, Davide Lajolo a 100 anni dalla nascita. Di taglio storico l'intervento di Massimo Novelli, che ....
Ricordato, giovedì 4 ottobre al Circolo della Stampa, Davide Lajolo a 100 anni dalla nascita. Di taglio storico l'intervento di Massimo Novelli, che sta scrivendo un libro su Stefano Terra. Tenero e civilmente impegnato quello della figlia Laurana, che ha chiuso l'incontro ricordando l'indipendenza di pensiero sempre conservata da Davide, più volte pagata di persona. Diego Novelli ha raccontato un episodio curioso. Anni 50, all'Unità. Il Partito dispone che si disputi una partita di calcio tra la squadra del quotidiano comunista e la squadra dei dirigenti del PCI. Ovviamente agli ordini superiori si può solo ubbidire. Finì 3 a 2 per i dirigenti. Ma sull'Unità la notizia (una cosina a una colonna a fondo pagina) uscì con il risultato invertito: vittoriosa la Redazione, sconfitti i dirigenti. Una gogliardata. Che però fu colpita da una severissima lettera di censura del direttore dell'Unità. Un richiamo scritto da levare il pelo, con minaccia di ulteriori sanzioni. Lajolo, che quel giornale aveva diretto fino a pochi anni prima, formalmente fu dalla parte del Censore, ma poi, informalmente, solidarizzò con i colleghi giornalisti. Ripensando all'episodio evocato da Diego Novelli dopo aver assistito a "In onda" sulla 7 ieri sera, noto che quello scherzo innocente fu bollato come un attentato alla correttezza dell'informazione mentre oggi si assiste alla vergogna di un Alessandro Sallusti che pubblica in forma anonima un articolo contenente solo falsità scritto da un deputato-spia nonché giornalista già radiato dall'Ordine dei Giornalisti, e, venendo giustamente condannato senza condizionale in quanto recidivo, si fa passare per un paladino della libertà di stampa, una vittima della repressione giudiziaria. La libertà di stampa è tutelata dall'articolo 21 della Costituzione, che - come è giusto - non dà ai giornalisti nessun privilegio rispetto a tutti gli altri cittadini. L'articolo 21, infatti, tutela in generale la libertà di espressione, e solo all'interno di questo diritto si ritaglia in via derivata lo spazio della libertà di stampa. La quale però non è la libertà di falsificare deliberatamente la realtà, insultare i giudici e prestare il proprio giornale a loschi inquinatori della democrazia. Questi sono, semplicemente, reati. E quello di inquinare la democrazia è tra i più gravi.
Sulla collina di Pino Torinese per un saluto a Mario Di Martino, che va in pensione. Amministrativamente parlando. Ma resta nell'Inaf e continuerà a occuparsi ....
Sulla collina di Pino Torinese per un saluto a Mario Di Martino, che va in pensione. Amministrativamente parlando. Ma resta nell'Inaf e continuerà a occuparsi di pianetini. Dei preti si dice "sacerdos in aeternum". Non ci si dimette da prete. Vale anche per i giornalisti e per gli astronomi.
Ripenso alla pagina di Fenoglio che mi è stata assegnata per la lettura ad Alba, quarto episodio dei "Ventitré giorni", quello intitolato "Gli inizi ....
Ripenso alla pagina di Fenoglio che mi è stata assegnata per la lettura ad Alba, quarto episodio dei "Ventitré giorni", quello intitolato "Gli inizi del partigiano Raoul". A un certo punto Raoul lascia la sua casa e sua madre per unirsi ai partigiani. E' timido e spaventato, si sente in colpa perché i compagni che raggiunge quella scelta l'avevano fatta prima di lui. Vuole darsi un contegno. Scrive Fenoglio: "Si rialzò e con passo indifferente andò da una parte verso un albero. Ci si piantò di fronte, estrasse la pistola, l'armò e mirò lungamente il tronco. Il colpo partì, ma Raoul non avrebbe saputo dire se aveva o no premuto il grilletto". E' un esempio di come Fenoglio sa rendere la velocità delle azioni belliche, anche minime. Ma leggendo con il senno di poi, cioè con il retroterra delle recenti conoscenze scientifiche, in questa pagina Fenoglio anticipa anche una scoperta delle neuroscienze: ora sappiamo, grazie alla risonanza magnetica funzionale e altre tecniche diagnostiche, che le nostre azioni iniziano prima che ne abbiamo coscienza. Insomma: premiamo il grilletto e poi ne diventiamo consapevoli. Per questo Raoul si sente sorpreso dal proprio gesto. D'altra parte, se il sistema nervoso non funzionasse così, quando siamo in pericolo agiremmo sempre troppo tardi. Pensate a certe frenate in auto. La separazione temporale tra la nostra azione e la presa di coscienza è di quasi mezzo secondo. Agiamo nel presente, ma viviamo in differita.
Ad Alba per la Maratona Fenogliana. Riuscita bene. Bello chiacchierare con Margherita, la figlia di Beppe Fenoglio. Bello sentire tanti ragazzi leggere ....
Ad Alba per la Maratona Fenogliana. Riuscita bene. Bello chiacchierare con Margherita, la figlia di Beppe Fenoglio. Bello sentire tanti ragazzi leggere "I ventitré giorni della città di Alba". Bello tornare verso il Tanaro al parcheggio vicino al Luna Park percorrendo le vie allegre del venerdì sera albese, in un saturante profumo di Nutella. Senza ombrello sotto una pioggerella rada. Sono andato a scavare nei ritagli. Il mio primo pezzo su Fenoglio è del 17 luglio 1968, recensione del "Partigiano Johnny" sulla "Gazzetta del Popolo", nella pagina del mitico Diorama Letterario fondato da Lorenzo Gigli. Scrivevo di Fenoglio: "La sua abilità nel creare un clima di calma attesa, di pigra inazione, subito rotto da un'esplosione di colpi e dalla tragedia del sangue che scorre rosso e abbagliante, carico quasi di un potere ipnotico, è esemplare. Così tutto il libro è un'alternarsi di pause distensive in cui l'azione sembra rallentarsi fino all'immobilità e di subitanee azioni di guerra, rese con un realismo e un'incisività che sanno di tecnica cinematografica. E tra gli scontri a fuoco si delinea il paesaggio delle Langhe, sentito con una intensità poetica tutta speciale, molto diversa da quella pavesiana. A Fenoglio non interessa la collina-mito, nelle Langhe non c'è per lui niente di misterioso e di barbarico; gli interessa invece la Langa umanizzata, quella dei casolari, delle stalle e dei campi coltivati."
Oggi trasloco da "la Stampa" di via Marenco alla nuova sede di via Lugaro (Ernesto Lugaro, psichiatra di formazione positivista, successore di Cesare ....
Oggi trasloco da "la Stampa" di via Marenco alla nuova sede di via Lugaro (Ernesto Lugaro, psichiatra di formazione positivista, successore di Cesare Lombroso all'Università di Torino; nato nel 1870, morto a Salò nel 1940). Il vecchio palazzo si spegne a poco a poco. Le stampanti sono state staccate, le stanze svuotate o quasi, nei bagni finisce il sapone liquido, si esauriscono le tovagliette di carta. Ho spostato quintali di libri. Trovato vecchie carte che non sapevo più di avere. Tra queste il progetto che avevo fatto e realizzato nel 1999 per celebrare il centenario Fiat e riallestire il museo storico. Marchionne non era ancora neppure all'orizzonte. Mi torna alla mente mezz'ora di conversazione con l'Avvocato per informarlo sulla mostra poco prima che lui la inaugurasse. Fece molte domande. Così precise da esigere risposte brevi. Quando all'inaugurazione prese la parola, della mostra e dei criteri che l'avevano ispirata sapeva tutto. Come l'avesse fatta lui. Tornando al trasloco, il carrello per caricare i libri sferragliava in modo sinistro nei corridoi vuoti e nell'autorimessa deserta. La nuova sede è tutta bianca. Ho ancora lavorato nella tipografia di via Roma, prima del trasferimento in via Marenco, e là era tutto nero. In occidente il nero è il colore del lutto. In oriente è il bianco.
Grotta. Gita a Costigliole di Saluzzo con Ugo e Pierino. Pinuccio assente giustificato. Giornata dolce e azzurra, con merenda dietro la chiesa ....
Grotta. Gita a Costigliole di Saluzzo con Ugo e Pierino. Pinuccio assente giustificato. Giornata dolce e azzurra, con merenda dietro la chiesa di Santa Cristina e vista sull’imbocco della Val Varaita: Piasco, Rossana, Venasca. Da ragazzi, nelle lunghe vacanze estive, qui di cose se ne sono fatte parecchie. Tra tante, eccone una. L’esplorazione della grotta di Rossana è una mitica impresa della Banda dei Tre (Giuseppe Romagnoli detto Pinuccio, Ugo Monasterolo poi detto L’Ingegnere e Piero Bianucci detto Il Picchio per via del naso). Mitica ma oscura, per la verità, in quanto impresa nota soltanto ai suoi ardimentosi protagonisti, e ora, con la memoria resa sfocata dai cinquant’anni intercorsi, oscura anche per loro. Si può provare però a ricostruire qualche brandello della vicenda. L’anno era probabilmente il 1962, quello prima dell’esame di maturità (il che assicura già una attenuante). Da tempo i tre ronzavano intorno a una caverna che si apriva poco fuori paese, dove la via principale del Comune di Rossana finisce e inizia la strada della Colletta. L’antro era breve e da molti veniva svilito a luogo appartato dove dare sfogo a esigenze corporali. Era anche poco accessibile, perché attiguo a una cava dismessa o che stava per diventarlo. Diciamo che permaneva comunque una lasca sorveglianza municipale diretta a impedire l’accesso. Ciò ovviamente non tratteneva la Banda dei Tre dal violare abitualmente l’antro, e dallo studiare con insistenza una sorta di ferita trasversale nella roccia sul fondo della caverna, dalla quale spirava - o almeno così ci sembrava - un’aria fresca e umida, come di cantina. Quell’apertura, inclinata di una trentina di gradi, lunga forse un paio di metri e alta al massimo una quarantina di centimetri, non poteva non invitare a una penetrazione tre giovanotti robusti e curiosi (il dottor Freud, se fosse qui, in proposito avrebbe certo dei commenti da fare). Sicché si decise di procedere. All’epoca di speleologia nessuno di noi sapeva nulla, né in teoria né in pratica (anche adesso è così, ma ciò è irrilevante ai fini della storia). Ci si arrangiò quindi con quelle poche nozioni che potevano venire dalla lettura delle «Avventure di Tom Sawyer» (1876) dove, negli ultimi capitoli, Mark Twain (1835-1910) racconta appunto dei suoi eroi smarriti in una grotta. Si decise di lasciare L’Ingegnere (lo sarebbe diventato sei anni dopo, ma il destino incombeva) di guardia accanto alla feritoia, sia per fare il palo sia eventualmente per lanciare l’allarme in caso di prolungata scomparsa degli speleologi. I quali furono, come è facile intuire, Pinuccio e Il Picchio. L’attrezzatura era ridotta al minimo: una pila piatta che dava un cerchio di luce giallognola, scarpe da tennis e jeans come abbigliamento, fiammiferi e candela per lasciare tracce di nerofumo sulle pareti, un rotolo di spago sottile, nel ricordo di Arianna, e forse un termometro. Le esplorazioni profonde furono un paio. Si entrava dalla feritoia strisciando e trattenendo il fiato per essere più sottili. Superato l’angusto varco, il passaggio diventava abbastanza comodo ma ben presto svanivano gli ultimi chiarori provenienti dall’apertura. Qui abitava una colonia di pipistrelli, estremo baluardo del mondo civile. Ricordo che all’inizio del tragitto si trovavano incisi o tracciati sulle pareti vari segni dei precedenti esploratori, poi, ad un certo punto, si aveva l’impressione di avventurarsi in luoghi vergini. Dopo un’altra strettoia che costringeva gli speleologi a farsi sogliole (ma questa strettoia era quasi verticale) si accedeva di nuovo, mi pare, a un cammino più facile e spazioso, un po’ in salita e un po’ in discesa, fino a un ruscelletto. Ho ancora l’impressione di sentire il suo scorrere quieto nel silenzio assoluto. Oltre c’era una sorta di piccola «stanza», con formazioni che potevano ricordare stalattiti e stalagmiti, e più in là una seconda «stanza», molto bassa, nella quale avremmo dovuto avanzare carponi, su rocce viscide di fango. Ma qui ci fermammo. L’ultimo vago ricordo personale è legato a insetti o crostacei biancastri. E al senso di soffocamento provato nell’uscire dalla feritoia che mi riportava nel mondo, dalla quale per qualche istante temetti di non riuscire più a passare. Di quanto ci saremo allontanati dall’ingresso? Difficile farsene un’idea: il filo di Arianna, peraltro inutile ai fini dell’orientamento, non fu mai misurato. Diciamo una cinquantina di metri. Ma qui bisogna ricordare che chi scrive è un giornalista e una volta Mark Twain, mentre era in Europa, dovette inviare a un giornale americano un telegramma di smentita. Il testo diceva. «La notizia della mia morte è esagerata».

Sessantanove già suona peggio.

Sessantanove già suona peggio.

Sessantotto anni oggi. E’ un bel numero. Sessanta come i secondi di un minuto e i minuti di un’ora. Otto il numero che, messo in orizzontale, ....

Sessantotto anni oggi. E’ un bel numero. Sessanta come i secondi di un minuto e i minuti di un’ora. Otto il numero che, messo in orizzontale, rappresenta l’infinito. Mia madre raccontava che mentre nascevo a Torino c’era un temporale. Anche oggi c’è stato. Tiziana ha fatto nascere questo sito, da oggi online.

 

© Copyright Piero Bianucci 2012 - P. IVA 02502870013 Note legali Credits Area Riservata

Username o password errati! Riprova