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Appuntamenti

 

 

 

 

Piero Bianucci
I miei appuntamenti
Ferrarotti
19.03.2016

Cervelli che pensano al futuro

 

Torino, via Bogino 9, Circolo dei Lettori,
ore 18, Sala Grande

Nell'ambito della Settimana del Cervello:
CERVELLI CHE PENSANO AL FUTURO
A colloquio con giovani neuroscianziati italiani che lavorano tra Europa e Stati Uniti. Chi sono e quali tecnologie innovative usano?
Con la partecipazione di:
        • Gionata Strigaro, vincitore del Premio Fasolo 2015, Dipartimento di Medicina Traslazionale, Università del Piemonte Orientale, Novara, Italia (Reti cerebrali coinvolte nella genesi dell'epilessia)
        • Riccardo Beltramo - Howard Hughes Medical Institute, University of California, San Diego, USA ( Circuiti cerebrali e l'origine del sonno a onde lente)
        • Gabriele Deidda, School of Biosciences, Cardiff University, UK ( GABA e il controllo del periodo critico della plasticità del sistema visivo)
        • Elena Parmigiani , Dipartimento di Biomedicina, Universität Basel, Basilea, Svizzera (Origine e la potenzialità dei progenitori cerebellari neurali)

 

GLI ALTRI APPUNTAMENTI

Settimana del cervello 2016  / SIAMO DAVVERO LIBERI?
Le neuroscienze della libertà e del libero arbitrio
Circolo dei Lettori – Palazzo Graneri della Roccia - Via Bogino 9 - Torino
 
Esiste o non esiste il libero arbitrio? Fino a che punto i geni e l’ambiente condizionano il nostro comportamento? È un dibattito secolare che ha anche visto personaggi del calibro di Spinoza e, più recentemente di Cesare Lombroso, partecipare al dibattito filosofico e teologico. In che modo la struttura e le nostre funzioni cerebrali influenzano le nostre decisioni? Siamo davvero liberi o siamo sottoposti a condizionamenti interni (la genetica) ed esterni (l’ambiente e le nostre esperienze)? In che modo geni e ambiente, natura e cultura modificano il cervello attraverso l'epigenetica? Siamo completamente responsabili delle nostre azioni? Il comportamento criminale è geneticamente determinato? Queste domande fondamentali saranno oggetto di indagine dal punto di vista del neurobiologo, del neuropsicologo e del neuropsichiatra, con uno sguardo sulla storia dell'antropologia criminale di Cesare Lombroso. La settimana prevede inoltre un intervento speciale di Piero Angela nell'ambito di Giovedì Scienza, una Lettura in ricordo di Ferdinando Rossi della scienziata americana Alexandra Joyner dello Sloan-Kettering Center di New York (entrambi nell'Aula Magna Cavallerizza dell'Università di Torino), e un incontro in video-collegamento internazionale con i giovani neuroscienziati che hanno partecipato al Premio Aldo Fasolo.
 
Lunedì 14 marzo - Circolo dei Lettori - Sala Grande, ore 18
Filippo Bogetto
Dipartimento di Neuroscienze Rita Levi-Montalcini dell'Università di Torino
LIBERO ARBITRIO: CHI È CHE DECIDE IN ME?
 Le indagini sulle attività cerebrali connesse ai processi decisionali e il funzionamento mentale in differenti condizioni psicopatologiche importanti per la psichiatria clinica, ci suggeriscono nuovi modi di esplorare il libero arbitrio.
Il tema non sarà quindi esaminato in termini assoluti, di tutto o nulla, proponendo ancora la contrapposizione storica fra uomo libero e uomo completamente determinato da catene causali che non controlla.
Siamo davvero liberi di scegliere autonomamente? Quali sono le  responsabilità morali e giuridiche che ne derivano?
 
Martedì 15 marzo  - Circolo dei Lettori - Sala Grande, ore 18
Francesca Garbarini, Dipartimento di Psicologia dell'Università di Torino
Cristina Becchio, Dipartimento di Psicologia dell'Università di Torino
LUDWIG WITTGENSTEIN  E L'ATTIZZATOIO: AZIONI E INTENZIONI
 La stanza H3 del King's College di Cambridge era affollata quella notte. Era il 25 ottobre 1946, e Karl Popper e Ludwig Wittgenstein stavano battagliando sulla vera essenza della loro disciplina, quando Wittgenstein afferrò un attizzatoio. Lo prese per brandirlo minacciosamente contro Popper o si limitò a gesticolare distrattamente con esso, semplicemente per dare maggiore risalto alle proprie argomentazioni? Fu Bertrand Russel, tra il pubblico, a dire a Wittgenstein di mettere giù l'attrezzo?
Le testimonianze sono contrastanti e ad oggi non sappiamo ciò che accadde realmente. L’aneddoto offre tuttavia un interessante pretesto per discutere alcune questioni aperte sull'intenzionalità, l'azione e la consapevolezza:
- Siamo consapevoli delle azioni che stiamo realmente svolgendo o delle azioni che intendiamo svolgere?
-È possibile attribuire l'azione di un altro a se stessi? Quale è il rapporto tra l'intenzione motoria e il senso di appartenenza del proprio corpo?
- In che modo siamo in grado di discernere le intenzioni del comportamento motorio altrui? È possibile capire le intenzioni degli altri semplicemente osservando i loro movimenti?
-Che tipo di informazioni sulle intenzioni possiamo leggere nei movimenti e nelle azioni degli altri?
Questo tema sarà esplorato integrando recenti risultati provenienti dalla psicologia sperimentale, dalla neuropsicologia e dalle neuroscienze cognitive.
 
A Cambridge, la notte del 25 ottobre 1946, mentre discuteva con Karl Popper, Ludwig Wittgenstein afferrò un attizzatoio. Non si sa se per minacciarlo o solo per gesticolare, né se Bertrand Russel, intervenne veramente a calmare le acque, ma l’aneddoto offre il pretesto per discutere su intenzionalità, azione e consapevolezza.  Siamo consapevoli di ciò che facciamo o delle azioni che intendiamo svolgere? È possibile attribuire l'azione di un altro a se stessi?
 
Mercoledì 16 marzo - Circolo dei Lettori, Sala Gioco, ore 18,00
Silvano Montaldo
Direttore del Museo Cesare Lombroso – Università di Torino
CRIMINALI SI NASCE O SI DIVENTA?
 La proposta di riforma del sistema penale di cui si fece portatrice la Scuola positiva di diritto penale, basata sulle teorie criminologiche di Cesare Lombroso, investì, intorno al 1880, la questione del libero arbitrio. Se il delinquente-nato, conseguenza di un arresto di sviluppo che aveva impedito la nascita delle qualità morali dell’uomo civile, era irresponsabile delle proprie azioni, il diritto di punire non poteva più basarsi sui principi classici della retribuzione del danno, ma doveva essere riformulato in base al principio della difesa sociale. Fino alla crisi del positivismo, per le sue profonde implicazioni pratiche e teoriche, il tema della libertà di scelta del reo fu ampiamente dibattuto da giuristi, filosofi, psichiatri e criminologi.
La proposta di riforma del sistema penale del 1880 si basava sull'assunto lombrosiano per cui se il delinquente-nato, il cui sviluppo non completo aveva impedito la nascita delle qualità morali, era irresponsabile delle proprie azioni, il diritto di punire doveva essere riformulato sul principio della difesa sociale. Fino alla crisi del positivismo il tema della libertà di scelta del reo fu  dibattuto da giuristi, filosofi, psichiatri e criminologi.
 
Venerdì 18 marzo - Circolo dei Lettori - Sala Grande, ore 18
Annalisa Buffo, Dipartimento di Neuroscienze Rita Levi-Montalcini e Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi dell'Università di Torino
TRA GENI ED ESPERIENZA
 I geni contengono le informazioni per costruire e mantenere cellule del nostro organismo e passare caratteristiche genetiche alla prole. Poiché il nostro cervello è composto di cellule, non dovrebbe essere percepito come sorprendente che i geni possano influenzare la nostra personalità e comportamento, così come la propensione a sviluppare una certa malattia. Tuttavia, anche l'esperienza gioca un ruolo fondamentale nel plasmare la nostra individualità. Un nuovo livello di regolazione dell'espressione genica chiamato epigenetica è emerso come un potente modulatore dell'espressione dei nostri geni. Questo livello di regolazione non influenza la sequenza del DNA ma, ciò nonostante, può essere trasmesso alle generazioni successive. Ciò che è interessante è che fattori ambientali quali la modalità del primo contatto con la madre, lo stress emotivo,  i cibi che mangiamo o le tossine alle quali siamo esposti attivano i meccanismi epigenetici producendo cambiamenti stabili nell'espressione genica. Dunque, attraverso modificazioni epigenetiche le esperienze che facciamo nella vita influenzano in modo permanete la nostra individualità e comportamento stabilendo tracce stabili che possono addirittura essere trasmesse ai nostri discendenti. Discuteremo di questi concetti insieme al pubblico sottolineando le implicazioni di questi meccanismi nella definizione delle nostre caratteristiche psichiche, scelte individuali, e modalità di comportamento. Illustreremo anche nuovi punti di vista sugli approcci per controllare i cambiamenti epigenetici e le loro conseguenze.
 

   
   
 
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